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Sapresti davvero vivere senza tecnologia?

Ieri sera, parlando con un amico, gli ho fatto una domanda semplice, quasi banale: “Sapresti vivere senza tecnologia?”. All’inizio sembrava una di quelle domande leggere, da fine giornata, ma nel giro di pochi minuti la conversazione ha preso una piega completamente diversa. 

 “Secondo te si stava meglio prima, senza telefono?” gli ho chiesto. “Meglio è una parola grossa,” mi ha risposto. “Era diverso. Ma oggi non riusciresti più a farne a meno.” “Nemmeno tu?” “No. E questo è il punto. Non è più uno strumento, è diventato parte di noi.” Ho insistito: “Ma davvero è così indispensabile?” “Pensa alla tua giornata,” mi ha detto. “Comunichi, lavori, organizzi tutto da lì. Non è qualcosa che usi ogni tanto, è sempre presente.” A quel punto ho provato a portarlo sul concreto: “Ok, ma nella vita quotidiana? Nelle cose semplici?” “Ancora peggio,” ha risposto. “Pensa a quando vai al McDonald’s. Prima parlavi con qualcuno, ordinavi, magari cambiavi idea. Adesso tocchi uno schermo e hai finito. È più veloce, sì… ma è anche più freddo.” E lì ho capito cosa intendeva. Non è solo tecnologia, è cambiata l’esperienza. “Però ti fa anche risparmiare tempo,” gli ho detto. “Prenotare una visita, per esempio. Prima perdevi ore.” “Certo,” ha risposto. “È un vantaggio. Ma sai perché è diventato fondamentale? Perché non abbiamo più tempo. La tecnologia non è solo comodità, è diventata necessità.” Siamo tornati alla domanda iniziale: “Quindi, riusciresti a vivere senza?” Lui ha fatto una pausa. “No. Purtroppo no.” Quella parola mi ha colpito: purtroppo. “Perché purtroppo?” gli ho chiesto. “Perché non è una scelta,” ha detto. “È il sistema in cui vivi. Il lavoro, le relazioni, tutto passa da lì. Non esiste più una realtà separata.” Ho provato a cambiare prospettiva: “E se togliamo il lavoro? Solo la vita quotidiana?” “Non cambia molto,” ha risposto. “Alla fine torni sempre lì. Perché non è solo utilità, è curiosità. Cerchi informazioni, contenuti, distrazioni. Ognuno a modo suo.” Ed è vero. “Quindi la tecnologia è anche conoscenza?” “Può esserlo,” ha detto. “Ma devi saper distinguere. Oggi non è difficile trovare informazioni, è difficile capire quali sono vere.” E lì il discorso si è fatto ancora più interessante. “Quindi siamo più informati o più confusi?” gli ho chiesto. “Entrambe le cose,” ha risposto. “Hai accesso a tutto, ma devi filtrare tutto.” Poi gli ho fatto un’ultima domanda: “Se domani sparisse tutto?” Ha sorriso. “Forse all’inizio sarebbe un disastro. Poi, magari, inizierei a vivere senza pensieri.” Non ho risposto subito. Perché forse non è la tecnologia il problema. Forse è il modo in cui ci viviamo dentro. E allora la domanda resta lì: se domani sparisse tutto, cosa faremmo davvero? Riusciremmo ad adattarci o ci accorgeremmo che non sappiamo più vivere senza? 

E tu, sapresti vivere senza tecnologia?

Un grazie a Luca, da cui è nata questa conversazione. Per il confronto, le idee… e per credere sempre in quello che faccio.

SF

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