Motori · Formula 1 e MotoGP
Il box di Sandro
Formula 1 e MotoGP: classifiche che si aggiornano da sole, il circuito della settimana, i tempi, le notizie, la tecnica spiegata semplice e qualche gioco.
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Il prossimo Gran Premio, la classifica, il circuito della settimana, i tempi dell'ultima sessione e i commenti.
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Classifiche e risultati (Formula 1 e MotoGP) arrivano da soli pochi minuti dopo la fine di ogni sessione e questa pagina li ricontrolla ogni cinque minuti. Per i tempi giro per giro durante la gara c'è il live timing ufficiale ↗.
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Come funziona davvero una Formula 1, un pezzo alla volta. Niente formule: solo l'idea che c'è dietro.
Il motore di oggi: metà benzina, metà corrente
Una Formula 1 non ha «un motore»: ha una power unit, cioè un gruppo di pezzi che lavorano insieme.
- Motore a scoppio: un V6 turbo di 1,6 litri, piccolo come quello di un'utilitaria, ma che gira fino a 15.000 giri al minuto.
- Motore elettrico (MGU-K): spinge insieme a quello a scoppio e, in frenata, fa il contrario: diventa una dinamo e ricarica la batteria.
- Batteria: tiene l'energia recuperata, pronta per il rettilineo.
- Turbo: una girandola mossa dai gas di scarico che spinge più aria nei cilindri.
Con le regole del 2026 la parte elettrica è diventata molto più forte: dà circa metà della spinta totale. È sparito invece l'MGU-H, il recupero di energia dal calore del turbo: funzionava, ma era costosissimo. E il carburante è sostenibile al 100%: non viene dal petrolio.
Recuperare energia: frenare per andare più forte
Quando un'auto normale frena, l'energia del movimento diventa calore nei freni e si perde. Una F1 ne recupera una bella parte: il motore elettrico viene trascinato dalle ruote posteriori e produce corrente.
Il pilota non ha energia infinita: in un giro deve decidere dove spenderla (in uscita di curva, per difendersi, per attaccare) e dove risparmiarla. Per questo a volte vedi un'auto «spegnersi» a fine rettilineo: ha finito la carica. Gli inglesi lo chiamano clipping.
Aerodinamica: un aereo al contrario
L'ala di un aereo lo tira verso l'alto. Le ali di una F1 sono montate al contrario: schiacciano l'auto a terra. Questa spinta si chiama carico aerodinamico e permette di fare le curve a velocità impossibili per un'auto stradale.
- Ala anteriore: è la prima a incontrare l'aria e decide dove mandarla.
- Fondo e diffusore: sotto l'auto l'aria accelera e crea una specie di risucchio verso l'asfalto. È da lì che arriva gran parte del carico.
- Ala posteriore: tiene incollato il retro.
Il rovescio della medaglia è la resistenza: più ali, più l'aria frena in rettilineo. Dal 2026 le ali sono mobili: in curva restano chiuse per dare aderenza, in rettilineo si aprono per tagliare meglio l'aria.
Sorpassi: dal DRS alla spinta elettrica
Fino al 2025 c'era il DRS: chi era a meno di un secondo da chi lo precedeva poteva aprire l'ala posteriore in rettilineo e guadagnare velocità.
Dal 2026 le ali le aprono tutti, quindi serviva un altro aiuto: chi insegue da vicino può usare più energia elettrica per un tratto. Non è un bottone magico: l'energia va gestita, e usarla tutta per attaccare vuol dire restare scoperti subito dopo.
Gomme: tutto passa da quattro impronte
Motore, ali, freni: tutto arriva a terra attraverso quattro pezzi di gomma grandi poco più di una mano.
- Mescole da asciutto: morbida (banda rossa), media (gialla), dura (bianca). La morbida è più veloce ma dura meno.
- Da bagnato: intermedia (verde) e da pioggia battente (blu).
- Finestra di temperatura: una gomma funziona bene solo in un intervallo preciso. Troppo fredda scivola, troppo calda si rovina.
- Degrado: giro dopo giro la gomma perde prestazione. Capire quando cambiarla è metà della strategia.
Freni: da 300 all'ora a 80 in due secondi
I dischi sono in carbonio e lavorano bene solo da caldissimi: in frenata superano i 1000 gradi e diventano incandescenti.
Nelle frenate più dure il pilota viene spinto in avanti con una forza pari a circa cinque volte il suo peso. Dietro, i freni lavorano insieme al motore elettrico: un computer decide quanta frenata fare con i dischi e quanta recuperando energia.
Cambio: otto marce in un battito di ciglia
Otto marce più la retromarcia, comandate da due palette dietro al volante. Una cambiata dura pochi millesimi di secondo: la marcia nuova entra mentre quella vecchia sta ancora uscendo, così la spinta non si interrompe quasi mai.
La frizione il pilota la usa con le dita, e praticamente solo alla partenza.
Telaio e sicurezza: un guscio di carbonio
Il pilota siede in una monoscocca di fibra di carbonio: un guscio leggerissimo e durissimo, pensato per restare intero anche negli incidenti peggiori. Tutto il resto dell'auto può rompersi e assorbire l'urto.
Sopra la testa c'è l'halo, l'arco di titanio introdotto nel 2018: regge un peso di molte tonnellate e ha già salvato diverse vite.
Strategia: vincere stando fermi
Un cambio gomme dura circa due secondi di lavoro, ma tra entrata e uscita dai box si perdono una ventina di secondi. Quando fermarsi è una scelta da scacchi.
- Undercut: mi fermo prima di te, con le gomme nuove vado più forte e quando ti fermi tu ti ritrovo dietro.
- Overcut: resto fuori più a lungo, spingo con pista libera e ti passo mentre sei ai box.
- Safety car: quando entra, tutti rallentano e fermarsi «costa» meno. Può ribaltare una gara.
Il weekend di gara in breve
- Prove libere: si prova l'assetto e si studiano le gomme.
- Qualifiche: tre turni a eliminazione. Il più veloce parte primo: è la pole position.
- Sprint (solo in alcuni weekend): una gara corta al sabato, con meno punti.
- Gara: la domenica. Punti ai primi dieci: 25, 18, 15, 12, 10, 8, 6, 4, 2, 1.
Le regole cambiano spesso: qui racconto i principi, che restano. Per i numeri esatti di ogni stagione fa fede il regolamento della FIA ↗. Se trovi un errore, scrivimelo nel forum.
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