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Gomme di Formula 1: perché decidono le gare
Mescole, temperatura, degrado e pit stop: perché in Formula 1 quattro pezzi di gomma contano più di mille cavalli.

Una Formula 1 ha un motore da quasi mille cavalli, ali studiate per anni e freni che diventano incandescenti. Ma tutto questo arriva all’asfalto attraverso quattro impronte di gomma, ognuna grande poco più di una mano aperta.
Se quelle quattro impronte non lavorano bene, il resto non serve. Ecco perché, molto spesso, la gara la decidono le gomme.
Le mescole: morbida, media, dura
Per l’asciutto esistono gomme più o meno morbide. In ogni gara le squadre ne hanno tre tipi, riconoscibili dal colore della banda sul fianco:
- Morbida (rossa): si scalda subito e dà tantissima aderenza, ma si consuma in fretta.
- Media (gialla): il compromesso.
- Dura (bianca): più lenta sul giro, ma resiste a lungo.
Poi ci sono le gomme da bagnato: l’intermedia (verde) per la pista umida e quella da pioggia (blu), con scanalature profonde che spostano decine di litri d’acqua al secondo.
La finestra di temperatura
Una gomma da corsa non funziona sempre: funziona bene solo dentro un certo intervallo di temperatura, che gli ingegneri chiamano finestra.
- Troppo fredda: è dura come plastica e l’auto scivola.
- Troppo calda: si surriscalda, perde aderenza e si rovina.
Per questo vedi i piloti zigzagare dietro la safety car: stanno cercando di tenere calde le gomme. E per questo un’auto può essere velocissima il venerdì e in difficoltà la domenica, se la temperatura dell’asfalto cambia di pochi gradi.
Il degrado: il tempo che scappa
Giro dopo giro la gomma perde prestazione. Si chiama degrado. All’inizio si perdono pochi centesimi al giro, poi sempre di più, finché arriva quello che i piloti chiamano «il precipizio»: di colpo l’aderenza crolla.
Un pilota bravo non è solo quello che va forte: è quello che va forte senza rovinare le gomme. Spingere troppo nei primi giri può costare la gara venti giri dopo.
La strategia: quando fermarsi
In una gara asciutta il regolamento obbliga a usare almeno due mescole diverse, quindi almeno un pit stop è obbligatorio. Il cambio gomme dura circa due secondi, ma tra entrata e uscita dai box se ne perdono una ventina.
Le mosse classiche sono due:
- Undercut: mi fermo prima del rivale. Con le gomme nuove giro più forte e, quando si ferma lui, mi ritrovo davanti.
- Overcut: resto fuori più a lungo, approfitto della pista libera e lo passo mentre è ai box.
E poi c’è l’imprevisto: una safety car al momento giusto rende il pit stop quasi «gratis» e può ribaltare la classifica.
Perché due auto uguali vanno diverse
Ogni auto tratta le gomme a modo suo. Alcune le scaldano in fretta: ottime in qualifica, ma in gara le consumano. Altre sono gentili: lente a partire, fortissime alla distanza.
È uno dei motivi per cui la classifica del sabato e quella della domenica spesso non coincidono, e per cui certi piloti sono famosi per far durare un treno di gomme più di chiunque altro.
In breve
- Tutta la potenza passa da quattro impronte di gomma.
- Ogni mescola è un compromesso tra velocità e durata.
- La gomma lavora solo alla temperatura giusta.
- Decidere quando cambiarla è metà della gara.
La prossima volta che guardi un Gran Premio, prova a seguire i colori delle gomme invece delle posizioni: capirai chi sta per attaccare e chi sta solo resistendo. Il calendario con gli orari è nella sezione Motori.
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