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Il motore di una Formula 1: come funziona nel 2026
Metà benzina e metà corrente: come lavora la power unit di una Formula 1 del 2026, spiegata semplice e senza formule.

Sotto il cofano di una Formula 1 non c’è «un motore». C’è una power unit: un gruppo di pezzi diversi che lavorano insieme come un’orchestra. Dal 2026 questa orchestra ha cambiato spartito, e la parte elettrica è diventata protagonista quanto quella a benzina.
Provo a spiegarla come la spiegherei a un amico al bar: un pezzo alla volta, senza formule.
Il cuore a scoppio: piccolo ma furioso
Il motore termico è un V6 turbo di 1,6 litri. Sei cilindri disposti a V, con una cilindrata da utilitaria. La differenza è che gira fino a 15.000 giri al minuto: più del doppio di una normale auto stradale.
Dentro ogni cilindro succede quello che succede in qualsiasi motore a quattro tempi: entra la miscela di aria e carburante, viene schiacciata, esplode e spinge il pistone, poi i gas escono. Solo che qui succede fino a 125 volte al secondo, per ogni cilindro.
Il turbo: usare quello che si butta
I gas di scarico escono caldi e veloci. Invece di sprecarli, li si fa passare in una girandola: la turbina. Questa è collegata a un’altra girandola, il compressore, che spinge più aria dentro i cilindri.
Più aria vuol dire poter bruciare più carburante, e quindi avere più spinta da un motore piccolo. È lo stesso principio dei turbo delle auto di tutti i giorni, portato all’estremo.
Il motore elettrico: spinge e ricarica
Accanto al motore a scoppio c’è l’MGU-K, un motore elettrico collegato all’albero motore. Fa due lavori:
- In accelerazione spinge insieme al motore a benzina.
- In frenata fa il contrario: viene trascinato dalle ruote, diventa una dinamo e produce corrente.
Quella corrente finisce nella batteria, pronta per essere usata al rettilineo successivo. È energia che in un’auto normale se ne andrebbe in calore nei freni.
Cosa è cambiato nel 2026
Le regole nuove hanno spostato l’equilibrio:
- Più elettrico: la parte elettrica è circa tre volte più potente di prima e dà quasi metà della spinta totale.
- Addio MGU-H: era il sistema che recuperava energia dal calore del turbo. Funzionava benissimo, ma era complicato e costosissimo, e teneva lontani i nuovi costruttori.
- Carburante sostenibile: non viene più dal petrolio. È prodotto da scarti, rifiuti o catturando anidride carbonica.
Regole più semplici hanno convinto nuovi marchi a entrare: per questo oggi in griglia ci sono più costruttori di motori rispetto a qualche anno fa.
Il vero problema: l’energia non basta mai
Con metà della spinta che arriva dalla batteria, la domanda diventa: dove la spendo? Una batteria si scarica in fretta, e ricaricarla richiede frenate.
Per questo a volte, a fine rettilineo, si vede un’auto che sembra perdere slancio: ha finito la carica e resta solo il motore a benzina. I piloti e gli ingegneri decidono curva per curva dove usare l’energia e dove risparmiarla. Chi lo fa meglio, sorpassa.
In breve
- Un V6 turbo piccolo, che gira altissimo.
- Un motore elettrico che spinge e, in frenata, ricarica.
- Una batteria da gestire come un tesoro.
- Un carburante che non viene dal petrolio.
È un motore da corsa, ma le idee sono le stesse che stanno arrivando sulle auto di tutti: recuperare energia, sprecare meno, far lavorare insieme benzina e corrente.
Vuoi vedere chi lo sta usando meglio? Nella sezione Motori trovi la classifica aggiornata, e tra i giochi puoi provare a montarne uno pezzo per pezzo.
Fonte per le regole: regolamento tecnico FIA.
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