Sandro Feudo

BIOMEDICA · quaderno di laboratorio

Materiali e macchine che vivono dentro il corpo

Come si sceglie il metallo di una protesi d'anca, perché un osso «si arrende» accanto a un impianto troppo rigido, come si costruisce un'impalcatura su cui far ricrescere un tessuto. Ogni capitolo ha una prova da fare con il dito.

Contenuto divulgativo. Gli appunti di questa pagina sono a scopo di studio e di cultura personale: non sono consigli medici e non sostituiscono il parere di un medico o di uno specialista. Per sintomi o dubbi rivolgiti al tuo medico; in emergenza chiama il 112, numero unico di emergenza europeo (dove è attivo il NUE sostituisce 118, 113 e 115).

01

Biomateriali: quattro famiglie, una sola regola

Un biomateriale è un materiale pensato per lavorare a contatto con i tessuti del corpo. Non basta che sia resistente: deve fare il suo lavoro e ricevere dal corpo la risposta giusta, nel posto giusto e per il tempo giusto. Questa idea, che dai miei appunti ritorna in ogni capitolo, si chiama biocompatibilità.

Campioni di titanio, ceramica e polimero su un banco da laboratorio

METALLI

Forti e tenaci

Reggono carichi ripetuti per milioni di cicli. Si usano dove serve forza: steli d'anca, placche, viti, impianti dentali.

  • Acciaio 316L: economico, per mezzi di sintesi temporanei.
  • Cobalto-cromo-molibdeno: durissimo, resiste all'usura; teste e componenti del ginocchio.
  • Titanio e Ti-6Al-4V: leggero, il più «gradito» all'osso (osteointegrazione), rigidezza circa metà dell'acciaio.
  • Nitinol (nichel-titanio): superelastico e a memoria di forma, si richiude in un catetere e si riapre nel vaso: stent e valvole percutanee.

Punto debole: molto più rigidi dell'osso; possono rilasciare ioni se si corrodono.

CERAMICHE

Dure e inerti, ma fragili

Non si corrodono e si consumano pochissimo. Rompono senza preavviso, quindi lavorano bene a compressione.

  • Allumina e zirconia: teste femorali e inserti, corone dentali.
  • Idrossiapatite: la stessa famiglia del minerale dell'osso; riveste gli steli per farli «attaccare».
  • Vetri bioattivi: formano sulla superficie uno strato simile all'osso e vi si legano chimicamente.

Punto debole: bassa tenacità, cioè poca resistenza alle cricche.

POLIMERI

Leggeri e su misura

Si possono fare morbidi o rigidi, permanenti o riassorbibili. Sono la famiglia più usata in assoluto.

  • UHMWPE (polietilene ad altissimo peso molecolare): la superficie che scorre in anca e ginocchio.
  • PMMA: il «cemento osseo» che fissa le protesi; anche lenti intraoculari rigide.
  • PEEK: rigidezza vicina all'osso, trasparente ai raggi X; gabbie per la colonna.
  • PLA, PLGA, PCL: si sciolgono nel corpo; suture, viti riassorbibili, scaffold.
  • Silicone, poliuretani: cateteri, tubi, rivestimenti di elettrocateteri.

Punto debole: resistenza bassa, usura e scorrimento lento sotto carico (creep).

COMPOSITI

Il meglio di due materiali

Una matrice tiene insieme un rinforzo (fibre o particelle). L'osso stesso è un composito: fibre di collagene elastiche più cristalli di idrossiapatite rigidi.

  • PEEK con fibre di carbonio: placche e steli con rigidezza simile all'osso.
  • Resine dentali caricate: otturazioni del colore del dente.
  • Polimero + ceramica: scaffold per osso.

Punto debole: proprietà diverse in ogni direzione; si possono delaminare.

Il grafico che spiega tutto: rigidezza contro resistenza

Ogni materiale occupa una zona del piano: a destra i più rigidi, in alto i più resistenti. La fascia arancione è l'osso. Tocca un materiale per leggere i suoi numeri; il problema dei metalli si vede subito: sono dieci volte più rigidi dell'osso che devono sostituire.

PROVA 1 · MODULO ELASTICO E RESISTENZA

Tocca un materiale nel grafico.

Valori tipici da letteratura (intervalli indicativi): la resistenza è quella a trazione per metalli e polimeri, a flessione per ceramiche e vetri. Scala logaritmica su entrambi gli assi.

Biocompatibilità: come risponde il corpo

BIOINERTE

Il corpo lo tollera e lo avvolge in una sottile capsula fibrosa. Esempi: allumina, zirconia, polietilene.

BIOATTIVO

Forma un legame chimico diretto con l'osso, senza capsula. Esempi: idrossiapatite, vetri bioattivi; il titanio vi si avvicina.

RIASSORBIBILE

Si scioglie poco a poco mentre il tessuto ricresce al suo posto. Esempi: PLA, PLGA, fosfato tricalcico, leghe di magnesio.

  1. Secondi: sul materiale si depositano le proteine del sangue. Le cellule non «vedono» il materiale, vedono questo strato.
  2. Ore e giorni: infiammazione acuta, arrivano neutrofili e macrofagi.
  3. Settimane: se il materiale non si può eliminare, i macrofagi si fondono in cellule giganti e si forma una capsula di fibre.
  4. Mesi e anni: equilibrio, oppure problemi: corrosione, detriti d'usura, infezione, allentamento.

PROVE · ISO 10993

Come si dimostra che è sicuro

La serie di norme ISO 10993 chiede di valutare il rischio biologico in base a dove va il dispositivo e per quanto tempo (meno di 24 ore, fino a 30 giorni, oltre 30 giorni). Le prove tipiche:

  • Citotossicità (parte 5): cellule in coltura a contatto con il materiale o con un suo estratto.
  • Sensibilizzazione e irritazione (parti 10 e 23).
  • Emocompatibilità (parte 4): coaguli, emolisi, piastrine, per tutto ciò che tocca il sangue.
  • Genotossicità, impianto, tossicità sistemica per i dispositivi di lunga durata.

L'edizione 2018 della parte 1 mette al centro l'analisi del rischio: si parte dalla chimica del materiale e si fanno solo le prove che servono davvero.

STERILIZZAZIONE

Pulito non basta

Ogni impianto entra nel corpo sterile, ma il metodo può cambiare il materiale:

  • Vapore in autoclave (121–134 °C): ottimo per metalli e ceramiche; rovina molti polimeri.
  • Ossido di etilene: a bassa temperatura, adatto ai polimeri; servono tempi di aerazione per eliminare i residui.
  • Raggi gamma o fascio di elettroni: penetrano nelle confezioni chiuse; nel polietilene creano radicali liberi che, con l'ossigeno, lo rendono fragile nel tempo. Per questo oggi il polietilene si irradia apposta per reticolarlo e poi si stabilizza (rifusione o vitamina E).
  • Plasma di perossido di idrogeno: veloce e a bassa temperatura, per strumenti delicati.

Taccuino di ingegneria · Biomedica · Materiali

Biomateriali

Il quaderno completo dei materiali che lavorano dentro il corpo: struttura, metalli, ceramiche, polimeri, compositi, risposta biologica, prove ISO 10993, sterilizzazione, insuccessi tipici ed esercizi.

  1. A cosa serve e un po’ di storia
  2. La struttura dei materiali: legami e cristalli
  3. La risposta del corpo
  4. Metalli
  5. Ceramiche e vetri bioattivi
  6. Polimeri
  7. Compositi e il caso dell’osso
  8. Schema a blocchi: dal materiale al dispositivo
  9. Formule ed esempi svolti
  10. Prove, norme e sterilizzazione
  11. Quando le cose vanno male: insuccessi tipici
  12. Esercizi con soluzione
  13. Glossario
  14. Fonti
1A cosa serve e un po’ di storia

Un biomateriale è un materiale scelto o progettato per stare a contatto con i tessuti del corpo e per curare, sostenere o sostituire una funzione. Dentro questa parola entrano un chiodo di titanio che tiene insieme un osso, il silicone di un catetere, il vetro di una lente intraoculare, un filo di sutura che sparisce da solo.

La difficoltà è che servono due qualità insieme. Il materiale deve fare il suo lavoro meccanico (reggere, scorrere, chiudere) e, nello stesso tempo, il corpo deve rispondere in modo adatto: non tossico, non infiammato per sempre, a volte addirittura capace di legarsi all’osso. Un materiale fortissimo ma «scomodo» per l’organismo non è un biomateriale; un materiale amichevole ma troppo debole nemmeno.

La domanda guida di questo taccuino è: perché questo materiale per questo posto? Ogni scelta è un compromesso fra rigidezza, resistenza, usura, corrosione, risposta biologica, costo e facilità di sterilizzazione.

Dalle intuizioni alle tre generazioni

Per secoli si usò quello che c’era: oro, legno, avorio. Il vero salto arrivò nel Novecento. Dopo la Seconda guerra mondiale i piloti con schegge di plexiglas (PMMA) negli occhi mostrarono che certi materiali vengono tollerati; da lì nacquero le lenti intraoculari. Negli anni Sessanta la protesi d’anca con testa metallica e coppa in polietilene, cementata con PMMA, diede il modello ancora oggi seguito.

Nelle storie del settore si parla di tre generazioni. La prima (anni ’50–’70) cercava materiali inerti: disturbare il meno possibile. La seconda (anni ’80) puntò sui bioattivi, cioè materiali che provocano una reazione utile, come il vetro 45S5 che si lega all’osso, e sui riassorbibili, che scompaiono mentre il corpo ripara. La terza, in corso, vuole materiali che guidano le cellule a rigenerare il tessuto: è la strada dell’ingegneria tessutale.

Tappe principali (date indicative)
PeriodoNovitàPerché conta
1860 circaLister e l’asepsisenza sterilità nessun impianto sopravvive
1940PMMA nell’occhio e nel craniosi scopre che un polimero può essere tollerato
1960protesi d’anca con cemento acrilico e polietilenenasce la protesi moderna
1969–71vetro bioattivo 45S5primo materiale che si lega all’osso
1980idrossiapatite come rivestimentofissaggio senza cemento
dal 2000polimeri riassorbibili, scaffold, stampa 3Dil materiale guida la guarigione

Che cosa troverai qui. Prima la struttura dei materiali, poi la risposta del corpo, le quattro famiglie, uno schema a blocchi del percorso dal materiale al dispositivo, formule con esempi svolti, i grafici, norme e prove, gli insuccessi tipici, gli esercizi con soluzione, il glossario e le fonti con i collegamenti.

2La struttura dei materiali: legami e cristalli

Quasi tutte le proprietà di un materiale nascono da come sono legati e disposti gli atomi. Nei metalli gli atomi mettono in comune gli elettroni (legame metallico): conducono, si deformano senza rompersi. Nelle ceramiche i legami sono ionici o covalenti, forti e direzionali: durezza e fragilità. Nei polimeri lunghe catene covalenti sono tenute vicine da legami deboli: leggerezza e flessibilità.

Nei solidi gli atomi possono essere ordinati in un reticolo cristallino o disordinati (amorfo, come il vetro). I reticoli più comuni nei metalli sono il cubico a corpo centrato (BCC), il cubico a facce centrate (FCC) e l’esagonale compatto (HCP). L’acciaio 316L è FCC (austenitico, quindi tenace); il titanio puro a temperatura ambiente è HCP (fase α) e sopra circa 882 °C diventa BCC (fase β): la lega Ti-6Al-4V mescola le due fasi.

Nessun cristallo è perfetto. I difetti contano moltissimo: le vacanze (atomi mancanti) permettono la diffusione; le dislocazioni (linee di atomi fuori posto) sono il modo in cui un metallo si deforma in modo permanente; i bordi di grano le fermano. Perciò un metallo a grani piccoli è più resistente (relazione di Hall-Petch) e un materiale che «lavora a freddo» si indurisce.

Nei polimeri conta anche la cristallinità: le catene ordinate in zone cristalline rendono il materiale più rigido e più resistente all’usura; la zona amorfa dà tenacità. Sopra la temperatura di transizione vetrosa Tg un polimero amorfo passa da duro a gommoso: per questo il PMMA (Tg circa 105 °C) è rigido nel corpo, mentre il PCL (Tg circa −60 °C) è morbido.

FEA = Natomi·Vatomo / Vcella
Fattore di impaccamento: frazione di volume occupata da atomi sferici. FCC e HCP: 0,74; BCC: 0,68.
σs = σ0 + k / √d
Hall-Petch: la tensione di snervamento cresce al diminuire della dimensione del grano d.
E ≈ S0 / r0
Idea di fondo: il modulo elastico è la «rigidezza della molla» fra due atomi, legata alla profondità della buca di energia del legame.
Reticoli dei materiali più usati
MaterialeReticoloConseguenza
Acciaio 316LFCC (austenite)molto duttile, non magnetico
Ti puro, Ti-6Al-4VHCP (α) + poco BCC (β)leggero, resistente, ottima biocompatibilità
Co-Cr-MoFCC o HCP, con carburidurissimo, resistente all’usura
Idrossiapatiteesagonale (ceramica)simile al minerale dell’osso
UHMWPEcatene con zone cristallinetenace, ottimo scorrimento

Esempio svolto. Fattore di impaccamento del reticolo FCC

  1. La cella FCC contiene 4 atomi (8 vertici × 1/8 + 6 facce × 1/2).
  2. Gli atomi si toccano lungo la diagonale della faccia: 4r = a√2, quindi a = 2r√2.
  3. Volume degli atomi: 4 · (4/3)πr³ = 16πr³/3. Volume cella: a³ = 16√2 r³.
  4. FEA = (16π/3) / (16√2) = π/(3√2) ≈ 0,74: il 26 % è spazio vuoto.
3La risposta del corpo

Appena un materiale entra nel corpo, in pochi secondi la sua superficie si copre di un velo di proteine del sangue (albumina, fibrinogeno, fibronectina…). Le cellule non «vedono» il materiale, ma questo strato: ecco perché la chimica e la rugosità della superficie contano quanto la composizione.

Poi arriva la risposta infiammatoria: prima i neutrofili (ore), poi i macrofagi (giorni) che cercano di inglobare il corpo estraneo. Se il materiale è troppo grande per essere mangiato, i macrofagi si fondono in cellule giganti da corpo estraneo. Dopo alcune settimane i fibroblasti producono collagene: tutto si chiude in una capsula fibrosa. Nei materiali ben tollerati la capsula è sottile e stabile; in quelli mal tollerati è spessa e si contrae, con dolore e perdita di funzione.

Per l’osso c’è una strada in più: la osteointegrazione, cioè il contatto diretto fra osso nuovo e superficie dell’impianto, osservata per la prima volta sul titanio. Si ottiene con superfici ruvide o porose e con rivestimenti di idrossiapatite. Per il sangue la parola chiave è emocompatibilità: contatto con il sangue vuol dire rischio di coaguli (trombosi) e di attivazione del complemento.

Sul lungo periodo i problemi sono quattro: corrosione con rilascio di ioni metallici, detriti d’usura che i macrofagi cercano di eliminare (e rilasciano sostanze che riassorbono l’osso: l’osteolisi), infezione con formazione di biofilm sulla superficie, e allentamento meccanico.

Tempi tipici della risposta a un impianto (ordini di grandezza)
QuandoChe cosa accade
secondi–minutistrato di proteine sulla superficie
ore–giorniinfiammazione acuta: neutrofili e poi macrofagi
giorni–settimanetessuto di granulazione, nuovi vasi, fibroblasti
settimane–mesicapsula fibrosa o osso nuovo a contatto (osteointegrazione)
anniusura, corrosione, allentamento: la vera prova del materiale

Idea chiave. Un materiale «inerte» in realtà non esiste: ogni impianto provoca una risposta. Il progetto cerca che la risposta sia piccola, stabile e utile.

4Metalli

I metalli reggono carichi alti e milioni di cicli, per questo sono la scelta di viti, placche, steli e stent. Quattro famiglie dominano:

Acciaio inossidabile 316L. Ferro con circa 17 % di cromo e 12 % di nichel, poco carbonio («L» = low). Il cromo forma uno strato di ossido che protegge dalla corrosione. Economico e lavorabile, ma meno resistente alla corrosione interstiziale: oggi è usato soprattutto per impianti temporanei (placche, chiodi).

Leghe cobalto-cromo (Co-Cr-Mo). Molto dure e resistenti all’usura: teste femorali, componenti del ginocchio, stent. Sono molto rigide e possono rilasciare ioni di cobalto e cromo.

Titanio e Ti-6Al-4V. Un’ottima combinazione: leggero (4,5 g/cm³), metà modulo dell’acciaio, strato di ossido (TiO2) stabilissimo che permette l’osteointegrazione. Debole all’usura per strisciamento, perciò nelle superfici di scorrimento si preferiscono altri materiali.

Nitinol (nichel-titanio quasi 50/50): ha la memoria di forma e la superelasticità. Uno stent di nitinol viene raffreddato o compresso, inserito stretto in un’arteria e si riapre da solo alla temperatura del corpo. Il dubbio è il nichel, che in alcune persone causa allergia.

Magnesio (e sue leghe) è la novità dei metalli riassorbibili: viti e stent che si corrodono lentamente nel corpo, con il problema di produrre idrogeno troppo in fretta.

MaterialeDensità (g/cm³)E (GPa)Snervamento (MPa)Note
Osso corticale1,8–2,012–22—riferimento
316L ricotto8,0190190–330duttile
316L incrudito8,0190690molto resistente
Co-Cr-Mo fuso8,3210–240450–520usura bassa
Ti puro (grado 4)4,5105480osteointegrazione
Ti-6Al-4V4,4110–115795–880steli, viti, dentale
Nitinol6,530–80plateau 200–500superelastico
Mg puro1,741–4520–100riassorbibile
Ti-6Al-4Vacciaio 316L ricotto
3456782004006008001000cicli (potenza di 10)tensione ammessa (MPa)
Figura. Fatica: quanto carico regge un metallo al crescere dei cicli. Curve schematiche di tipo Wöhler: oltre circa un milione di cicli il valore si appiattisce nel «limite di fatica». Un’anca fa circa un milione di passi l’anno: gli steli vengono provati per decine di milioni di cicli.

Corrosione e galvanica. Due metalli diversi in contatto nei liquidi del corpo formano una pila: il meno nobile si corrode. Per questo in una stessa protesi non si mescolano leghe diverse senza controllo. Gli ossidi superficiali (cromo, titanio) proteggono, ma se si graffiano per sfregamento si ricostruiscono in modo incompleto: è la «corrosione da sfregamento» fra stelo e testa.

5Ceramiche e vetri bioattivi

Le ceramiche hanno legami fortissimi: sono dure, inerti, resistenti all’usura e alla compressione, ma fragili (si rompono senza avvisare, a basso allungamento). Si dividono in tre comportamenti.

Quasi inerti: allumina (Al2O3) e zirconia (ZrO2), usate per teste femorali e corone dentali. La zirconia stabilizzata con ittria ha una tenacità maggiore perché i grani cambiano struttura vicino a una cricca e la chiudono (tenacizzazione da trasformazione). Le ceramiche composite (allumina-zirconia) uniscono i vantaggi.

Bioattive: idrossiapatite (HA, Ca10(PO4)6(OH)2), quasi uguale al minerale dell’osso, usata come rivestimento sugli steli e come sostituto osseo; e i vetri bioattivi, di cui il più famoso è il 45S5 (circa 45 % SiO2, 24,5 % CaO, 24,5 % Na2O, 6 % P2O5 in peso). A contatto con i liquidi si scioglie in superficie e forma uno strato di silice che attira calcio e fosfato, i quali cristallizzano in apatite: l’osso si lega a questo strato.

Riassorbibili: i fosfati di calcio come il fosfato tricalcico β (β-TCP, Ca3(PO4)2), più solubile dell’HA, che l’osso sostituisce a poco a poco. Miscele di HA e β-TCP (bifasiche) regolano la velocità. Anche il carbonio pirolitico è una «ceramica» importante: i dischi delle valvole cardiache meccaniche.

Il difetto principale è la fragilità. Una ceramica si rompe da una piccola cricca e la sua resistenza dipende dai difetti, quindi non ha un valore unico ma una distribuzione statistica (statistica di Weibull). Per questo si prova ogni pezzo e si usano fattori di sicurezza alti.

σf = KIc / (Y·√(πa))
Resistenza di un corpo fragile con una cricca di lunghezza a: KIc è la tenacità a frattura, Y un fattore di forma (circa 1).
Pf = 1 − exp[ −(σ/σ0)m ]
Statistica di Weibull: probabilità di rottura sotto la tensione σ; m (modulo di Weibull) misura la dispersione. Nelle ceramiche vale 5–20.
CeramicaE (GPa)Resistenza a flessione (MPa)KIc (MPa·√m)Comportamento
Allumina380400–5504–5quasi inerte
Zirconia (Y-TZP)210900–12006–10quasi inerte, più tenace
Idrossiapatite densa70–11040–115≈ 1bioattiva
β-TCP30–10010–60≈ 1riassorbibile
Vetro 45S53540–600,5–1bioattivo, fragile
Carbonio pirolitico28350–5001–2emocompatibile

Esempio svolto. Quanto grande può essere una cricca in una testa di allumina?

  1. Dati: KIc = 4 MPa·√m, tensione di lavoro σ = 200 MPa, Y = 1.
  2. acrit = (KIc/(Yσ))² / π = (4/200)² / π = 0,0004 / π ≈ 1,3·10−4 m.
  3. Cioè circa 0,13 mm: un graffio o una porosità di un decimo di millimetro basta a rompere il pezzo a quel carico. Ecco perché la finitura e i controlli sono così severi.
6Polimeri

I polimeri sono catene lunghe formate da unità che si ripetono. Sono leggeri, facili da modellare e di moltissimi tipi: la proprietà dipende da peso molecolare, cristallinità, reticolazione e additivi.

Non riassorbibili. UHMWPE (polietilene a peso molecolare ultra alto, milioni di g/mol): inserti di anca e ginocchio; la reticolazione con radiazioni ne riduce molto l’usura. PMMA: cemento osseo e lenti; polimerizza con calore (temperature locali fino a 70–80 °C). PEEK: gabbie vertebrali, trasparente ai raggi X, rigidezza vicina all’osso. Silicone (PDMS) e poliuretani: cateteri, isolanti dei cavi, valvole; PTFE e ePTFE (Teflon): protesi vascolari; PET (Dacron): protesi vascolari e suture.

Riassorbibili. PGA (acido poliglicolico), PLA (acido polilattico, nelle forme L e D,L), il loro copolimero PLGA e PCL (policaprolattone) si degradano per idrolisi dei legami estere: l’acqua spezza le catene, il peso molecolare cala, la resistenza si perde, poi il materiale si frammenta e i prodotti (acido lattico e glicolico) entrano nel metabolismo. Esistono anche polimeri naturali: collagene, chitosano, acido ialuronico, alginato, fibrina.

La velocità di degradazione si regola cambiando composizione (il PGA è idrofilo e veloce, il PCL idrofobo e lento), cristallinità, peso molecolare, spessore (nei pezzi grossi l’interno si degrada più in fretta perché gli acidi prodotti restano intrappolati: degradazione «autocatalitica»).

PolimeroE (GPa)Tempo di degradazioneUso tipico
UHMWPE0,5–1,2non si degradainserti articolari
PMMA2–3non si degradacemento, lenti
PEEK3,5–4non si degradagabbie vertebrali
PGA6–7settimane–mesisuture
PLGA 50:501–31–2 mesirilascio di farmaci
PLLA2–41,5–3 anniviti, stent riassorbibili
PCL0,2–0,42–3 anniscaffold, impianti lunghi
PLGA 50:50PGAPLLAPCL
0612182430360255075100mesimassa residua (%)
Figura. Perdita di massa dei polimeri riassorbibili nel tempo. Andamento schematico a «S»: nei primi tempi cala il peso molecolare (la resistenza), solo dopo la massa. I tempi reali variano molto con peso molecolare, forma, spessore e sede d’impianto.
7Compositi e il caso dell’osso

Un composito unisce due o più materiali per ottenere proprietà che nessuno ha da solo: una matrice (che tiene insieme e passa il carico) e un rinforzo (fibre o particelle che portano il carico). Le fibre di carbonio dentro il PEEK danno una gabbia leggera e rigida quasi quanto l’osso; il vetro nei compositi dentali dà durezza e resistenza all’usura.

La natura è la maestra: l’osso è un composito di collagene (fibre flessibili, circa 30 % in peso) e apatite (cristalli minerali, circa 65 %), con acqua. Il collagene dà tenacità, il minerale dà rigidezza: un’ossa senza minerale si piega come gomma, senza collagene si spezza come gesso. Le ricerche sui materiali sintetici copiano questa idea (HA + collagene, HA + polimero).

Le proprietà di un composito a fibre allineate dipendono dalla direzione: sono anisotrope. Nel verso delle fibre domina la regola delle miscele, in direzione trasversale il materiale è molto più debole. Per questo si costruiscono laminati con strati orientati in direzioni diverse.

Il rovescio della medaglia: all’interfaccia fra fibra e matrice si può infiltrare liquido e le fibre possono staccarsi; i compositi si degradano in modo diverso dai metalli e sono più difficili da controllare.

E∥ = VfEf + (1 − Vf)Em
Regola delle miscele (Voigt): modulo nel verso delle fibre, con deformazione uguale in fibra e matrice.
1/E⊥ = Vf/Ef + (1 − Vf)/Em
Regola inversa (Reuss): modulo trasversale, con tensione uguale in fibra e matrice.
nel verso delle fibretrasversale
00,10,20,30,40,50,60306090120150frazione di fibre V_fmodulo E (GPa)≈ 72 GPa≈ 5,7 GPa
Figura. Modulo di un composito PEEK + fibre di carbonio. Con il 30 % di fibre allineate il modulo nel verso delle fibre sale di 18 volte, ma di traverso quasi non cambia: dimostra l’anisotropia.

Esempio svolto. Un composito per sostituire l’osso corticale

  1. PEEK: Em = 4 GPa. Fibre di carbonio: Ef = 230 GPa. Vf = 0,30.
  2. Verso delle fibre: E = 0,30·230 + 0,70·4 = 69 + 2,8 = 71,8 GPa.
  3. Trasversale: 1/E = 0,30/230 + 0,70/4 = 0,0013 + 0,175 = 0,1763 → E = 5,7 GPa.
  4. Un osso corticale (12–22 GPa) sta in mezzo: per avvicinarlo si usano fibre corte e distribuite in modo casuale, che danno circa 18 GPa. Il progetto sceglie la direzione delle fibre secondo il carico.
8Schema a blocchi: dal materiale al dispositivo
Requisitifunzione, carico, durataScelta del materialecompromessi, banche datiLavorazionefusione, stampa, finituraSuperficieruvidità, rivestimentiSterilizzazionevapore, EtO, raggiProve di laboratoriomeccaniche e chimicheProve biologicheISO 10993, animaliMarcatura e normeMDR, FDAClinica e sorveglianzaregistri, vigilanza
Schema. Il percorso di un biomateriale verso l’uso clinico. Il percorso è a serpentina. In arancio la fase che non finisce mai: la sorveglianza dopo la vendita, che dà le informazioni più importanti.

Requisiti. Dove va il dispositivo, che carico porta, per quanto tempo, a contatto con che cosa (osso, sangue, pelle, occhio). Da qui nascono le specifiche.

Scelta del materiale. Si confrontano le proprietà con i requisiti; un metodo classico sono le mappe di selezione (per esempio modulo contro resistenza) e gli indici di merito.

Lavorazione e superficie. La stessa lega può comportarsi in modo diverso a seconda di come è stata fusa, forgiata, stampata o trattata. La superficie è ciò che le cellule incontrano: si modifica con sabbiatura, attacco acido, anodizzazione, spruzzo al plasma di idrossiapatite.

Sterilizzazione e prove. La sterilizzazione deve funzionare senza rovinare il materiale (vedi capitolo 10). Le prove meccaniche (fatica, usura) e chimiche (corrosione, residui) precedono quelle biologiche.

Marcatura e sorveglianza. In Europa il dispositivo ottiene la marcatura CE con un organismo notificato secondo il Regolamento (UE) 2017/745; dopo l’impianto i registri di protesi seguono migliaia di pazienti per anni e permettono di scoprire in fretta un prodotto che non funziona.

9Formule ed esempi svolti
N = N0 · 10−t/D
Sterilizzazione: sopravvivenza dei microrganismi. D è il tempo che riduce la popolazione di dieci volte.
t = D · (log N0 − log N)
Tempo necessario per passare da N₀ a N.
P = 1 − ρapp / ρmat
Porosità da densità apparente e densità del materiale pieno.
m(t) = m0 · e−kt, t½ = ln 2 / k
Degradazione di primo ordine: massa residua e tempo di dimezzamento.
RE = Eimpianto / Eosso
Rapporto di rigidezza: quanto più rigido dell’osso è l’impianto.
D = 1,5 min (spore resistenti)D = 0,5 min (batteri comuni)
05101520-6-3036tempo (min)log₁₀ della popolazione
Figura. Inattivazione di microrganismi a 121 °C. La linea retta (scala logaritmica) cala di un’unità ogni D minuti. Il livello 10⁻⁶ si raggiunge a 18 min per le spore più resistenti.

Esempio svolto. Quanto vapore serve a sterilizzare?

  1. Spore di partenza N₀ = 106; si vuole un livello di sicurezza di sterilità (SAL) di 10−6, quindi N = 10−6.
  2. Riduzione logaritmica: log 106 − log 10−6 = 6 + 6 = 12.
  3. Con D121 °C = 1,5 min (valore tipico per spore di Geobacillus stearothermophilus): t = 12 × 1,5 = 18 min.
  4. In pratica ci si aggiunge un margine: i cicli normali di autoclave durano 15–30 min a 121 °C o circa 4 min a 134 °C.

Esempio svolto. Porosità di uno scaffold di PCL

  1. Scaffold di 1 cm³ con massa 0,55 g: densità apparente 0,55 g/cm³.
  2. Densità del PCL pieno: 1,15 g/cm³.
  3. P = 1 − 0,55/1,15 = 1 − 0,478 = 0,52, cioè il 52 % del volume è vuoto.

Esempio svolto. Un filo che si riassorbe

  1. Un impianto riassorbibile perde massa con tempo di dimezzamento di 3 mesi.
  2. k = ln 2 / 3 = 0,231 al mese.
  3. Dopo 9 mesi: m/m0 = e−0,231×9 = e−2,08 ≈ 0,125, cioè il 12,5 % (tre dimezzamenti: 1/2 · 1/2 · 1/2).

Esempio svolto. Quanto è più rigido dell’osso?

  1. Osso corticale: E = 17 GPa. Ti-6Al-4V: 110 GPa; Co-Cr-Mo: 220 GPa; PEEK: 4 GPa.
  2. RE: titanio 110/17 = 6,5; Co-Cr 220/17 = 13; PEEK 4/17 = 0,24.
  3. Oltre circa 3–5 volte si ha stress shielding; sotto 1 l’impianto «cede» e porta poco carico. Il progetto cerca di stare vicino a 1 con forme cave o porose.

Esempio svolto. Rapporto calcio/fosforo dell’idrossiapatite

  1. Formula Ca10(PO4)6(OH)2: 10 atomi di calcio e 6 di fosforo.
  2. Rapporto molare Ca/P = 10/6 = 1,67. Per il β-TCP, Ca3(PO4)2: 3/2 = 1,5.
  3. Un rapporto sotto 1,67 indica fosfati più solubili; sopra, presenza di ossido di calcio. Si misura con diffrazione di raggi X e analisi chimica.
10Prove, norme e sterilizzazione

Come si valuta la sicurezza biologica. La serie di norme ISO 10993 chiede di valutare il rischio in base al tipo di contatto (superficie, comunicante con il sangue, impiantato) e alla durata (limitata: fino a 24 ore; prolungata: fino a 30 giorni; permanente: oltre 30 giorni). La parte 1 (edizione 2018) parte dalla caratterizzazione chimica del materiale e dal rischio, non da una lista fissa di prove sugli animali; i principi sono compatibili con quelli del 3R (ridurre, sostituire, raffinare).

Le prove principali sono: citotossicità (parte 5: cellule in coltura a contatto con l’estratto del materiale), sensibilizzazione e irritazione (parti 10 e 23), emocompatibilità (parte 4: emolisi, coagulazione), genotossicità (parte 3), effetti locali dopo l’impianto (parte 6), tossicità sistemica (parte 11), degradazione (parti 13–15).

Prove meccaniche. Per gli steli d’anca si usa la prova di fatica secondo la norma ISO 7206-4 (circa 10 milioni di cicli), per l’usura dei polimeri macchine che simulano il passo (ISO 14242). I metalli e i polimeri sono definiti da norme ASTM per composizione e proprietà (per esempio ASTM F136 per Ti-6Al-4V ELI, ASTM F138 per l’acciaio 316L).

Sterilizzazione. Ogni metodo ha una controindicazione. Vapore saturo (121–134 °C): sicuro e senza residui, ma rovina molti polimeri e i materiali sensibili all’umidità. Ossido di etilene (EtO): a bassa temperatura, adatto ai polimeri; richiede aerazione per eliminare un gas tossico e cancerogeno. Raggi gamma o fasci di elettroni (dose standard 25 kGy): attraversano la confezione; nel polietilene producono radicali liberi che, in presenza di ossigeno, ossidano il materiale: per questo l’UHMWPE si sterilizza in atmosfera inerte. Plasma di perossido di idrogeno: rapido e a freddo, ma non adatto a materiali che assorbono liquidi.

Il fine ultimo della sterilizzazione è un livello di sicurezza di sterilità (SAL) di 10−6: una probabilità su un milione di trovare un microrganismo vivo dopo il trattamento.

MetodoTemperaturaVantaggiLimiti
Vapore (autoclave)121–134 °Ceconomico, senza residuisolo materiali che reggono il calore umido
Ossido di etilene30–55 °Cadatto ai polimerigas tossico, serve aerazione
Raggi gamma / elettroniambientepenetra nell’imballodanni da radicali nei polimeri
Plasma di H2O2< 50 °Crapido, senza residui tossicinon per liquidi e cellulosa
Calore secco160–180 °Cvetro e metalli, senza umiditàlento, solo materiali resistenti
11Quando le cose vanno male: insuccessi tipici

I casi di insuccesso hanno spiegato più dei casi di successo. Ecco i più istruttivi.

Osteolisi da detriti. Nelle protesi d’anca con inserto di polietilene convenzionale, i milioni di cicli staccano particelle microscopiche; i macrofagi le inglobano, producono sostanze che riassorbono l’osso intorno all’impianto e lo allentano. Risposta: polietilene reticolato, teste più lisce, ceramica su ceramica.

Metallo su metallo. Le protesi con testa e coppa in Co-Cr hanno dato in alcuni modelli ioni di cobalto e cromo in eccesso e reazioni dei tessuti vicini (pseudotumori): per questo oggi sono quasi abbandonate. È un caso classico in cui le prove di laboratorio non erano state abbastanza lunghe e la sorveglianza dopo la vendita ha trovato il problema.

Frattura della ceramica. Le prime teste in allumina si rompevano per cricche o difetti; le ceramiche moderne sono più pure, a grani fini, provate una a una con una prova di carico.

Corrosione da sfregamento. Fra stelo e testa modulare si crea un micro-moto: rompe lo strato di ossido, il metallo si corrode e rilascia ioni. Nuovi accoppiamenti e geometrie hanno ridotto il fenomeno.

Infezione e biofilm. Appena il materiale entra, batteri come lo stafilococco possono coprire la superficie con un biofilm che resiste agli antibiotici. Si cerca di prevenire con asepsi, antibiotici locali nel cemento, superfici antimicrobiche.

Reazioni allergiche. Una piccola quota di persone è sensibile al nichel: un caso in cui un materiale ben tollerato dai più crea problemi ad altri.

ProblemaCausaRimedio principale
Osteolisidetriti di polietilenepolietilene reticolato, ceramica
Pseudotumoriioni Co e Cr da usura metallo-metalloabbandono del modello, sorveglianza
Frattura ceramicadifetti interni, urticeramica pura a grani fini, prove di carico
Corrosione da sfregamentomicromovimenti nel cono di giunzionegeometria e accoppiamenti nuovi
Infezionebiofilm battericoasepsi, antibiotici, superfici antimicrobiche
Allergianichel, cobaltomateriali alternativi, rivestimenti
12Esercizi con soluzione

Esercizio 1. Calcola il fattore di impaccamento di un reticolo cubico a corpo centrato (BCC), sapendo che contiene 2 atomi e che gli atomi si toccano lungo la diagonale del cubo.

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Diagonale: 4r = a√3, quindi a = 4r/√3. Volume atomi: 2 · (4/3)πr³. Volume cella: a³ = 64r³/(3√3). FEA = (8π/3)/(64/(3√3)) = π√3/8 ≈ 0,68.

Esercizio 2. Una testa in zirconia con KIc = 8 MPa·√m lavora a 300 MPa. Quanto è la lunghezza critica di una cricca (Y = 1)?

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a = (8/300)²/π = 7,1·10⁻⁴/π ≈ 2,3·10⁻⁴ m ≈ 0,23 mm. Rispetto all’allumina del capitolo 5 (0,13 mm) la tenacità è doppia, quindi il quadrato quadruplica, ma il carico è una volta e mezzo più alto, quindi il quadrato diminuisce di 2,25: in tutto un fattore 1,8.

Esercizio 3. Un composito ha fibre di vetro (E = 70 GPa) al 40 % in volume in resina epossidica (E = 3 GPa). Calcola E nel verso delle fibre.

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0,40 · 70 + 0,60 · 3 = 28 + 1,8 = 29,8 GPa.

Esercizio 4. Lo stesso composito, ma trasversale alle fibre: quanto vale E?

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1/E = 0,40/70 + 0,60/3 = 0,00571 + 0,2 = 0,2057; E = 4,9 GPa. Sei volte meno che nel verso delle fibre.

Esercizio 5. Una popolazione di 10⁴ spore con D = 2 min: dopo quanti minuti ne resta una su un milione (10⁻⁶)?

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Riduzione = log 10⁴ − log 10⁻⁶ = 4 + 6 = 10 volte D = 20 min.

Esercizio 6. Uno scaffold di β-TCP (densità 3,07 g/cm³) pesa 1,2 g e occupa 1,5 cm³. Calcola la porosità.

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Densità apparente 1,2/1,5 = 0,8 g/cm³. P = 1 − 0,8/3,07 = 0,74, cioè 74 %.

Esercizio 7. Una sutura in PLGA perde metà della resistenza in 14 giorni. Con un decadimento di primo ordine, quanto ne resta dopo 42 giorni?

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Sono 3 dimezzamenti: 1/2³ = 1/8 = 12,5 %.

Esercizio 8. Perché uno stelo in Co-Cr (E = 220 GPa) mette più a rischio di stress shielding di uno in titanio (E = 110 GPa)?

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Perché è circa due volte più rigido a parità di forma: porta una quota maggiore del carico e l’osso intorno ne riceve meno, quindi si assottiglia. Il titanio è comunque 6 volte più rigido dell’osso: per questo si cercano forme cave, porose o materiali meno rigidi.

Esercizio 9. Perché il polietilene reticolato con raggi gamma si sterilizza o si conserva senza ossigeno?

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La radiazione crea radicali liberi nelle catene; in presenza di ossigeno si ossidano e il materiale diventa fragile con il tempo. Si evita sterilizzando in atmosfera inerte o con ossido di etilene e fondendo il materiale dopo la reticolazione per «spegnere» i radicali.

13Glossario
Amorfo
solido senza ordine a lungo raggio (come il vetro).
Anisotropo
con proprietà diverse in direzioni diverse.
Bioattivo
materiale che provoca una risposta utile e si lega ai tessuti.
Bioinerte
materiale che provoca una risposta minima.
Biocompatibilità
capacità del materiale di svolgere la sua funzione ottenendo una risposta adatta dall’organismo.
Capsula fibrosa
strato di tessuto connettivo che avvolge un impianto.
Composito
materiale fatto di matrice e rinforzo.
Corrosione
attacco chimico o elettrochimico di un metallo.
Dislocazione
difetto lineare che permette la deformazione dei metalli.
Emocompatibilità
compatibilità con il sangue (senza coaguli o danni).
Fatica
rottura per carichi ripetuti sotto la resistenza statica.
Idrolisi
rottura di un legame per azione dell’acqua.
Osteointegrazione
contatto diretto fra osso e superficie dell’impianto.
Osteolisi
perdita di osso intorno a un impianto.
Riassorbibile
materiale che si degrada e viene sostituito dal tessuto.
SAL
livello di sicurezza di sterilità, di norma 10⁻⁶.
Stress shielding
riduzione del carico sull’osso causata da un impianto più rigido.
Superelasticità
recupero di grandi deformazioni senza danni (nitinol).
Tenacità a frattura
resistenza di un materiale alla propagazione di una cricca.
Transizione vetrosa
passaggio di un polimero amorfo da duro a gommoso.
UHMWPE
polietilene a peso molecolare ultra alto.
14Fonti

Le fonti sono elencate qui sotto con i collegamenti. I valori numerici sono ordini di grandezza da letteratura e norme; per un materiale preciso fanno fede la scheda del fornitore e la norma più recente. Il testo è scritto da zero, senza copiare dai libri o dalle slide.

·Fonti e letture
  • J. M. Anderson et al., Foreign body reaction to biomaterials — Semin Immunol 20 (2008) 86 — pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/18162407/
  • B. D. Ratner et al., Biomaterials Science, 4ª ed. — testo di riferimento, Academic Press 2020
  • D. F. Williams, On the mechanisms of biocompatibility — Biomaterials 29 (2008) 2941 — pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/18440630/
  • ISO 10993-1, valutazione biologica dei dispositivi medici — norma, edizione 2018 — iso.org/standard/68936.html
  • L. L. Hench, The story of Bioglass — J Mater Sci Mater Med 17 (2006) 967 — pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/17122907/
  • Bioglass 45S5 — composizione del vetro bioattivo — en.wikipedia.org/wiki/Bioglass_45S5
  • M. F. Ashby, Materials Selection in Mechanical Design — Butterworth-Heinemann
  • Regolamento (UE) 2017/745 sui dispositivi medici — testo ufficiale — eur-lex.europa.eu/eli/reg/2017/745/oj
  • ISO 11137 e ISO 11135 — sterilizzazione con radiazioni e con ossido di etilene
  • ASTM F136 e ASTM F138 — Ti-6Al-4V ELI e acciaio 316L per impianti

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Immagini mediche reali 2

Sono immagini vere di pazienti anonimi (volti, nomi e date non si vedono), tutte con licenza libera e attribuite. Sono oscurate di base perché possono impressionare: tocca per vedere. La scelta resta ricordata su questo dispositivo e puoi oscurarle di nuovo. Contenuto divulgativo, non è un consiglio medico: in caso di emergenza chiama il 112.

Sezione istologica di osso a contatto con una superficie di titanio: l'osso cresce fino al metallo (osteointegrazione).RobertGougaloff, «Osseointegration Histology», Public domain · Fonte: Wikimedia Commons · Modificata: ridimensionata a 1600 px e convertita in WebP.
Nitinol, la lega degli stent, al microscopio elettronico a scansione: taglio fatto con un fascio di ioni su un filo pensato per stent.Adnan Abdullah, «SEM of Nitinol Substrate», CC BY 4.0 · Fonte: Wikimedia Commons · Modificata: ridimensionata e convertita in WebP.