esplorazione
Dal petrolio alla benzina: come funziona una raffineria
Come un liquido nero diventa benzina, gasolio e cherosene, passo per passo. E come funzionano le accise che fanno metà del prezzo.

Quando il prezzo alla pompa sale, si parla quasi solo di tasse e di guerre. Ma tra il pozzo e il serbatoio c’è un passaggio che pochi conoscono: la raffineria. È lì che un liquido nero, denso e inutilizzabile così com’è diventa benzina, gasolio, cherosene, GPL e molto altro. Proviamo a seguirlo, un passo alla volta, e poi guardiamo da vicino che cosa c’è dentro il prezzo di un litro.
Le parole sottolineate a puntini hanno una spiegazione: passaci sopra con il mouse, o toccale.
Il petrolio greggio non è una sostanza sola. È una miscela di migliaia di molecole fatte di carbonio e idrogeno, gli idrocarburi. Alcune sono piccole, con pochi atomi di carbonio, e a temperatura ambiente sono gas. Altre sono catene lunghe e pesanti, quasi solide. In mezzo ci sono anche zolfo, sali e metalli. Raffinare vuol dire fare tre cose: separare queste molecole per famiglie, trasformare quelle che servono meno in quelle che servono di più, e ripulire il risultato.

Primo passo: lavare e scaldare
Il greggio arriva con dentro acqua e sali, soprattutto cloruro di sodio, che corroderebbero gli impianti. Per questo viene prima scaldato e «dissalato». Poi passa in un forno che lo porta a circa 350-380 °C. Non si va molto oltre di proposito: a temperature più alte le molecole comincerebbero a rompersi da sole, in modo disordinato, sporcando i tubi.
La torre: ogni cosa al suo piano
La miscela di vapore e liquido entra alla base di una torre alta decine di metri, calda in basso e via via più fresca salendo. Dentro ci sono decine di piatti forati, uno sopra l’altro. Il vapore sale attraverso i fori e gorgoglia nel liquido che sta su ogni piatto: a ogni piano le molecole più pesanti si fermano e tornano liquide, le più leggere proseguono verso l’alto. Una parte del liquido raccolto in cima viene rimandata giù, e questo «lavaggio» continuo rende la separazione più netta.
Il principio è uno solo: più una molecola è lunga, più alta è la temperatura a cui bolle. Così la torre mette in fila le molecole per lunghezza. In cima escono i gas, tra cui il GPL. Sotto si raccoglie la nafta, poi il cherosene, poi il gasolio. In fondo resta quello che non evapora: il residuo.
È la stessa idea con cui si fa la grappa: si scalda una miscela e si raccoglie ciò che evapora a temperature diverse. Solo che qui i «tagli» sono tanti e l’impianto lavora giorno e notte senza fermarsi.
Perché «nafta» e non «benzina»
Nello schema, al secondo piano, c’è scritto nafta e non benzina. Non è un errore. Dalla torre non esce la benzina che metti nel serbatoio: esce un liquido leggero e chiaro, che bolle più o meno tra 30 e 200 °C, e che in raffineria si chiama nafta (o «benzina di prima distillazione»). Ha due difetti: nel motore si accenderebbe nel momento sbagliato, e contiene zolfo.
Quella nafta prende due strade. Una parte viene migliorata e diventa il componente principale della benzina. Un’altra parte va all’industria chimica: è la materia prima di gran parte della plastica. La benzina finita, quindi, è un prodotto «costruito»: nafta migliorata, più altra benzina ricavata rompendo le molecole pesanti, più additivi.
E la «nafta» dei discorsi di tutti i giorni? Nel parlato «fare nafta» vuol dire fare gasolio. È un uso popolare: per un tecnico di raffineria nafta e gasolio sono due cose diverse.

Il fondo della torre non si butta
Il residuo viene distillato una seconda volta, ma sotto vuoto. È un trucco da fisica: abbassando la pressione, i liquidi bollono a temperature più basse (per lo stesso motivo in alta montagna l’acqua bolle prima). Così anche le molecole pesanti evaporano senza rompersi. Da qui escono le basi per i lubrificanti, il materiale per i passaggi successivi e, alla fine, bitume per le strade e olio combustibile.

Rompere le molecole grandi: il cracking
La sola distillazione darebbe troppa roba pesante e troppo poca benzina e gasolio rispetto a quello che il mondo chiede. Allora la raffineria spezza le catene lunghe in pezzi più corti. Si chiama cracking.
- Cracking catalitico: si lavora intorno ai 500 °C con una polvere finissima, il catalizzatore, che fa avvenire la reazione dove serve. Sul catalizzatore si deposita carbone, che viene bruciato per rigenerarlo: quel calore manda avanti l’impianto. Produce soprattutto componenti per la benzina.
- Hydrocracking: la stessa idea, ma in presenza di idrogeno ad alta pressione. Dà prodotti più puliti, adatti a gasolio e cherosene.
- Trattamenti termici per i residui più pesanti: li rendono meno viscosi o li trasformano in prodotti leggeri, lasciando un carbone chiamato coke di petrolio.
Migliorare la qualità: ottano e zolfo
Qui entra in gioco il motore. Nel motore a benzina la miscela di aria e carburante viene compressa e poi accesa dalla candela. Se il carburante si accende da solo prima della scintilla, il motore «batte in testa» e si rovina. Il numero di ottano misura quanto un carburante resiste a questo difetto: la benzina in vendita in Europa deve avere almeno 95.
La nafta appena distillata ha un numero di ottano basso, perché è fatta soprattutto di catene dritte, che si accendono facilmente. Il reforming le riordina in molecole ramificate o ad anello, più resistenti. Come sottoprodotto libera idrogeno, che la raffineria riusa negli altri impianti.
Poi c’è lo zolfo. Bruciato nei motori inquina e rovina le marmitte catalitiche. Viene tolto con la desolforazione: il carburante reagisce con l’idrogeno, ad alta temperatura e pressione, su un catalizzatore. Lo zolfo esce come gas e viene poi trasformato in zolfo solido, che si vende. In Europa benzina e gasolio per le auto possono contenerne al massimo 10 milligrammi per chilo.
La ricetta finale
Benzina e gasolio non escono da un solo tubo. Sono miscele di più correnti, dosate per rispettare le norme, con additivi e una parte di origine biologica. Le sigle sulle pompe lo dicono: E5 o E10 nel cerchio indicano benzina con al massimo il 5% o il 10% di etanolo; B7 nel quadrato indica gasolio con al massimo il 7% di biodiesel.
Benzina e gasolio visti dal motore
La differenza tra i due carburanti è la stessa che c’è tra i due motori.
- Benzina: molecole corte, da 5 a 10 atomi di carbonio circa. Evapora facilmente e si mescola bene con l’aria. Deve resistere all’accensione finché non arriva la scintilla: per questo conta il numero di ottano.
- Gasolio: molecole più lunghe, da 14 a 20 atomi circa. È più oleoso e più denso. Nel motore diesel non c’è candela di accensione: l’aria viene compressa molto di più, si scalda, e il gasolio spruzzato dentro deve accendersi da solo e subito. Qui conta il numero di cetano, che misura l’esatto contrario dell’ottano: la prontezza ad accendersi. In Europa deve essere almeno 51.
Per questo i due carburanti non sono intercambiabili. E per questo un litro di gasolio contiene un po’ più di energia di un litro di benzina: è più denso, quindi nello stesso volume c’è più materia da bruciare. È uno dei motivi per cui un motore diesel fa più chilometri con un litro.
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Quanto esce da un barile
Un barile sono circa 159 litri. Secondo l’agenzia americana dell’energia, nelle raffinerie degli Stati Uniti se ne ricavano in media circa 72-76 litri di benzina, 42-49 di gasolio e simili, 11-19 di carburante per aerei, più una dozzina di altri prodotti. Sono medie americane: ogni raffineria ha la sua ricetta.
Due cose curiose. La prima: i litri che escono sono un po’ più di quelli che entrano, perché i prodotti sono meno densi del greggio. La seconda: una raffineria non può decidere di fare solo benzina. Da ogni barile esce comunque un ventaglio di prodotti; il cracking sposta le proporzioni, ma solo in parte.
Che cosa paghi in un litro
Partiamo dal prezzo di adesso. Il riquadro qui sotto si aggiorna da solo ogni settimana con l’ultima rilevazione ufficiale.
I conti che seguono, invece, sono una fotografia del 12 ottobre 2026: servono a capire come è fatto il prezzo, e restano validi come esempio anche quando i numeri cambiano.

Nella rilevazione del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 12 ottobre 2026 il prezzo medio nazionale al consumo, tasse comprese, era di 2,021 euro al litro per la benzina e di 2,241 per il gasolio. È una media di tutta Italia: non è il prezzo di un distributore preciso. Dentro quel prezzo ci sono tre pezzi: il prodotto (il carburante raffinato, il trasporto e il margine di chi lo distribuisce e lo vende), l’accisa e l’IVA.
Facendo i conti sui prezzi del 12 ottobre 2026, le tasse pesano per circa metà: intorno al 51% sulla benzina e al 48% sul gasolio. La suddivisione è un mio calcolo a partire dai dati ufficiali, non una tabella del Ministero.
Le accise in Italia: che cosa sono e come funzionano
L’accisa è una tassa diversa dalle altre, e capirla spiega molte cose.
- Si paga sulla quantità, non sul valore. È un importo fisso per ogni litro: oggi 0,6729 euro, cioè 672,90 euro ogni mille litri. Che il petrolio costi tanto o poco, l’accisa non cambia.
- La decide lo Stato con una legge. Le regole generali stanno nel Testo unico delle accise, del 1995.
- La versa chi mette in vendita il carburante, quando esce dal deposito. Poi finisce nel prezzo, e alla fine la paga chi fa il pieno.
- Sopra ci va l’IVA. Il 22% si calcola sul prezzo del prodotto più l’accisa. Su ogni litro, quindi, si pagano circa 15 centesimi di IVA soltanto sull’accisa.
Che cosa è cambiato nel 2026. Fino al 2025 la benzina pagava più del gasolio: 0,7134 euro al litro contro 0,6324. Dal 1° gennaio 2026 le due accise sono state portate allo stesso valore, 0,6729: quella della benzina è scesa di circa 4 centesimi, quella del gasolio è salita di altrettanto. Se oggi il gasolio costa più della benzina, quindi, non è per la tassa: è perché costa di più il prodotto.
Perché le tasse «pesano» in modo diverso. Essendo fissa, l’accisa pesa di più quando il carburante costa poco e di meno quando costa tanto. Per questo la quota di tasse, in percentuale, scende proprio nei momenti in cui il pieno costa di più. L’IVA invece è una percentuale: quando il prezzo sale, sale anche lei.
La storia delle «accise per le guerre». Si legge spesso che paghiamo ancora per la guerra d’Etiopia, il Vajont o il terremoto del Belice. È vero che nel tempo l’accisa è stata aumentata molte volte con queste motivazioni. Ma da anni non esistono più voci separate: c’è un’unica aliquota, e quei soldi entrano nel bilancio generale dello Stato come qualunque altra tassa.
Gli sconti temporanei. Nei momenti di prezzi molto alti il governo può ridurre l’accisa per un periodo. È successo anche nel 2026 per il gasolio: secondo quanto riportato dai giornali, lo sconto è stato ridotto a tappe ed è finito il 5 ottobre. Sono misure che cambiano in fretta: per i valori di oggi vale sempre la pagina del Ministero.
Perché il prezzo si muove
- Il prezzo alla pompa non segue direttamente il greggio, ma il prezzo dei prodotti già raffinati sui mercati internazionali. Benzina e gasolio hanno quotazioni diverse, e possono muoversi in modo diverso tra loro.
- Quei prodotti si comprano in dollari: conta quindi anche il cambio tra euro e dollaro.
- Sul 2026 pesa la crisi nel Golfo Persico: la stampa economica ha raccontato per mesi forti sbalzi del prezzo del petrolio legati alla situazione dello Stretto di Hormuz, da cui passa una parte importante del petrolio mondiale.

In breve
Il petrolio viene lavato, scaldato e separato per famiglie in una torre. Le parti pesanti vengono spezzate, quelle leggere migliorate, tutto viene ripulito dallo zolfo e infine miscelato. Il prezzo che paghi è fatto per circa metà di tasse, una fissa (l’accisa) e una in percentuale (l’IVA), e per l’altra metà di un prodotto che dipende dai mercati internazionali. Non faccio previsioni su dove andrà: nessuno lo sa davvero.
Fonti
- Enciclopedia Treccani, «Petrolio» e Vocabolario Treccani, «nafta»: fasi della raffinazione, temperature, significato di nafta.
- EIA, agenzia dell’energia degli Stati Uniti: gli impianti della raffineria e quanto si ricava da un barile.
- Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, prezzi settimanali dei carburanti: prezzi medi del 12 ottobre 2026.
- SicurAUTO: l’allineamento delle accise dal 1° gennaio 2026.
- Il Post, 26 settembre 2026: lo sconto sull’accisa del gasolio.
Temperature, numero di atomi di carbonio e rese sono valori indicativi: cambiano da un greggio all’altro, da una raffineria all’altra e da una fonte all’altra. I numeri minimi di ottano e di cetano e il limite di zolfo sono quelli delle norme europee sui carburanti. I prezzi sono quelli della data indicata.
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