Sandro Feudo
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esplorazione6 Novembre 2026 · 19 minuti di lettura

Come si costruisce un drone: dal telaio al primo volo, e le regole per volare

Come si costruisce un drone: parti, conti di spinta e autonomia, montaggio. E cosa serve per volare in regola: patentino, D-Flight, assicurazione.

Come si costruisce un drone: dal telaio al primo volo, e le regole per volare

Trasparenza. In questa pagina ci sono collegamenti di affiliazione, segnati con affiliazione: se compri passando da lì ricevo una piccola commissione, senza costi in più per te. Come funziona

Un drone sembra un giocattolo: quattro eliche, una batteria, un telecomando. Ma dentro c’è ingegneria vera, e fuori ci sono regole vere. Costruirne uno è una delle cose più belle che si possono fare con elettronica, meccanica e un po’ di fisica. Volarlo, però, è un’altra storia: un drone non è un gioco. Pesa, taglia, cade, e può far male a qualcuno. Per questo in questo articolo facciamo due cose: prima vediamo come si costruisce un drone, pezzo per pezzo, con i conti da ingegnere; poi parliamo di quello che serve per volare in regola: patentino, registrazione su D-Flight e assicurazione. Io le ho fatte tutte: ho il patentino, un drone DJI, l’assicurazione e la registrazione. Ti spiego perché.

In breve · tocca per girareCome si costruisce un drone?

Un drone a quattro eliche (quadricottero) si fa con sei famiglie di pezzi: telaio, motori con eliche, regolatori (ESC), batteria, scheda di volo, radio. La regola d’oro è il rapporto spinta/peso: almeno 2 a 1 per volare bene.

La scheda di volo legge i sensori migliaia di volte al secondo e corregge i motori: è lei che tiene il drone in aria.

Per volarlo servono regole: registrazione dell’operatore su D-Flight, patentino quando richiesto, assicurazione di responsabilità civile, quota massima 120 metri.

Un drone da corsa in fibra di carbonio con eliche arancioni sospeso in aria su sfondo scuro, con riflessi caldi ambra
Ricostruzione illustrativa di un drone da corsa.

Un drone è un aereo che non può permettersi di sbagliare

Un quadricottero è un tipo di multirotore. Perché quattro eliche e non una, come l’elicottero? Perché con quattro eliche si può fare a meno di quasi tutta la meccanica: niente rotore di coda, niente pale con passo variabile. Basta cambiare i giri dei motori, e i motori elettrici si controllano benissimo. Due eliche girano in senso orario e due in senso antiorario: così le loro «spinte di rotazione» si annullano e il drone non gira su sé stesso.

L’idea è vecchia. Nel 1922 George de Bothezat costruì per l’esercito americano un elicottero a quattro rotori, che però si alzò di pochi metri ed era difficilissimo da guidare. Nel 1924 il francese Étienne Oehmichen, con un apparecchio a quattro rotori e otto eliche, fece un record di distanza di 360 metri. Il problema non era la meccanica: era la stabilità. Un quadricottero è instabile per natura, come una matita in equilibrio sulla punta. Per tenerlo in aria serve un computer che lo corregga centinaia di volte al secondo. Solo tra il 2005 e il 2010 sono diventati economici e piccoli i sensori (accelerometri e giroscopi) e i processori giusti: da allora i droni sono esplosi.

Come si muove (e perché non servono timoni)

Non ci sono timoni né flap. Per salire, la scheda di volo aumenta i giri di tutte e quattro le eliche. Per andare avanti, ne dà di più a quelle dietro, così il drone si inclina in avanti e la spinta, che prima era tutta verso l’alto, ora ha anche una parte verso la direzione di marcia. Per inclinarsi di lato, stessa idea sul lato destro e sinistro. Per girare su sé stesso, la scheda dà più giri a una coppia di eliche diagonali e meno all’altra: le spinte di rotazione non si annullano più, e il drone ruota.

Quattro schemi: salire, inclinarsi di lato, andare avanti e girare su sé stesso, con le eliche che girano di più o di meno
Come si muove un drone: basta cambiare i giri delle eliche.

I tre movimenti hanno nomi da aereo: rollio (inclinarsi di lato), beccheggio (alzare o abbassare il muso), imbardata (girare). Più la manetta, cioè la spinta totale, sono i quattro comandi del radiocomando. Il pilota non comanda i motori: dà un’intenzione («inclinati in avanti di 20 gradi») e la scheda si occupa di farla realizzare.

Le parti: cosa serve davvero

Ecco le parti di un quadricottero visto dall’alto. Ognuna ha un compito preciso, e quasi ogni scelta di progetto è un compromesso tra peso, spinta ed energia.

Schema dall'alto di un quadricottero con motori ed eliche che girano in versi opposti, regolatori, scheda di volo, ricevitore, telecamera e batteria
Le parti di un quadricottero visto dall’alto.

Il telaio è lo scheletro: tiene insieme tutto e deve essere rigido e leggero. Nei droni da corsa è in fibra di carbonio; nei droni da foto spesso è in plastica rinforzata. Per un prototipo si può anche stampare in 3D: è comodo per provare un’idea, ma un telaio stampato è di solito più pesante e meno rigido di uno in carbonio, e in caso di urto si spezza. Il telaio decide la dimensione massima delle eliche.

I motori sono quasi sempre brushless. Un numero che trovi sempre è il KV: i giri al minuto per ogni volt, senza carico. Un motore da 2000 KV con una batteria da 14,8 V gira, a vuoto, a circa 30.000 giri al minuto. Eliche grandi vogliono motori con pochi KV e molta coppia; eliche piccole, motori con molti KV.

Le eliche trasformano la rotazione in spinta. Contano il diametro e il passo (di quanto avanzerebbe l’elica in un giro, come una vite). Eliche grandi e lente sono più efficienti: per questo i droni da foto hanno eliche grandi e quelli da corsa, che vogliono scatto e non autonomia, ne hanno di piccole e veloci.

I regolatori, o ESC (electronic speed controller), sono la «parte di potenza»: ricevono dalla scheda di volo un segnale digitale e lo trasformano in corrente per i motori, cambiando velocità molte volte al secondo. Ne serve uno per motore, oppure una scheda unica «4 in 1». Devono sopportare la corrente massima del motore, con un po’ di margine.

La batteria è quasi sempre una LiPo. Il numero di celle si scrive con la S: 4S sono quattro celle in serie, circa 14,8 V nominali. Più celle significa più tensione, quindi a parità di potenza meno corrente. La capacità si misura in mAh. La batteria è spesso il pezzo più pesante del drone: più energia vuol dire più peso da portare in aria.

La scheda di volo è il cervello. Ha un giroscopio (misura quanto sta girando) e un accelerometro (misura come è inclinato), spesso un barometro per la quota, e un processore che fa girare il programma di volo. Per i droni «fai da te» i programmi più usati sono liberi e gratuiti: Betaflight per i droni da corsa, ArduPilot e PX4 per i droni da foto e per quelli che devono seguire un percorso con il GPS. Il radiocomando parla con un piccolo ricevitore collegato alla scheda; la telecamera e il trasmettitore video servono per volare «in prima persona» con gli occhiali (FPV), oppure per le foto.

Il ciclo che tiene in aria il drone

Il pezzo più importante non si vede: è un ciclo di controllo. La scheda legge i sensori, confronta come è inclinato il drone con come lo vuole il pilota, calcola di quanto correggere ogni motore e lo fa. Poi ricomincia, centinaia o migliaia di volte al secondo. Per calcolare la correzione si usa un controllore chiamato PID: guarda quanto è grande l’errore adesso, da quanto dura, e quanto velocemente sta cambiando. È lo stesso schema che regola la temperatura di un forno o la velocità di un’auto con il cruise control.

Schema a blocchi: radiocomando, ricevitore, scheda di volo, regolatori, motori e sensori che chiudono il ciclo di controllo
Il ciclo di controllo del drone.

Lo stesso principio, leggere, confrontare e correggere, lavora anche in tanti dispositivi medici e in ogni robot. Se ti incuriosisce l’argomento, nelle sezioni Robotica e Arduino del sito trovi altri esempi.

I conti: peso, spinta, autonomia

Prima di comprare qualsiasi pezzo, un ingegnere fa i conti. Il primo è il rapporto spinta/peso: la spinta massima dei quattro motori divisa per il peso del drone. Sotto 1 il drone non si alza. Intorno a 2 vola, ma risponde male al vento e ai comandi. Per un buon drone da foto si sta tra 2 e 3; per un drone da corsa si arriva a 8 o 10.

Il secondo conto è la potenza per restare fermi. Per un drone in hovering esiste una formula semplice, dalla «teoria del disco»: la potenza ideale dipende dalla spinta \(T\), dalla densità dell’aria \(\rho\) e dall’area spazzata dalle eliche \(A\):

\[P_{\text{ideale}}=\frac{T^{3/2}}{\sqrt{2\rho A}}\]

Dice due cose utili. Primo: raddoppiare il peso non raddoppia la potenza, ma la moltiplica per circa 2,8, perché \(T\) è alla potenza 3/2. Secondo: eliche più grandi (area maggiore) richiedono meno potenza: è il motivo per cui i droni per volo lungo hanno eliche grandi. Nella realtà bisogna dividere per il rendimento complessivo di eliche, motori e regolatori, che va da circa 0,25 a 0,5.

Barra con la ripartizione del peso di un drone da corsa da 5 pollici da circa 480 grammi: batteria, motori, telaio e altri pezzi
Dove va a finire il peso (esempio indicativo).

Per provare con i tuoi numeri c’è il simulatore qui sotto. Per un mini da 250 grammi con batteria 2S da 2250 mAh stima circa 30 minuti di volo fermo: è l’ordine di grandezza dei circa 31 minuti dichiarati da DJI per il Mini 2 SE (misurati in galleria del vento a 17 km/h). Per un drone da corsa da 5 pollici viene fuori circa 9 minuti. Cambia il pianeta e guarda cosa succede su Marte.

Prova tu

Il drone sulla bilancia: quanto pesa, quanto spinge, quanto vola

Stima semplificata: teoria del disco, rendimenti medi, batteria usata all'80 %, niente vento e niente volo in avanti. I numeri reali dipendono da motori, eliche e regolatori e vanno misurati. I valori degli esempi sono ordini di grandezza, non le schede tecniche di un prodotto.

Montaggio: i passi, uno alla volta

  1. Scegli la missione. Foto, corsa, volo lungo, trasporto? La missione decide tutto il resto.
  2. Fai i conti (peso, spinta, energia) con carta e matita o con il simulatore, prima di comprare.
  3. Telaio e motori. Si fissano i motori ai bracci, controllando che le viti non tocchino gli avvolgimenti.
  4. Saldature. I fili dei motori vanno ai regolatori e la batteria alla scheda di potenza. Una saldatura fredda è la causa numero uno di guai in volo: se non sai come si fa, leggi Stagno per saldare: quale scegliere e come si usa.
  5. Scheda di volo e ricevitore. Si collegano seguendo lo schema della scheda e si fissano con gommini che riducono le vibrazioni: i sensori sono sensibilissimi.
  6. Configurazione. Si collega la scheda al computer e si imposta il programma di volo: verso dei motori, collegamento con il radiocomando, interruttore di armamento.
  7. Prova dei motori senza eliche. Questo è il passo che salva le dita: mai collegare la batteria con le eliche montate durante le prove al banco. Si controlla che ogni motore giri nel verso giusto.
  8. Failsafe. Si decide cosa fa il drone se perde il segnale radio (per esempio spegnere i motori o tornare a casa). È la parte che si dimentica e che serve di più.
  9. Eliche e primo volo. Su un prato, lontano da persone, con una batteria carica e un posto da cui spegnere subito i motori.
  10. Allenati con un simulatore. Esistono simulatori di volo per computer fatti per i droni (per esempio Liftoff o VelociDrone): costano poco, e un urto virtuale non rompe niente.
Un drone da corsa con eliche arancioni, scheda elettronica e batteria visibili, appoggiato su un tavolo di legno
Un drone da corsa con i componenti a vista. Foto: Commanderbryce, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons.

Un avvertimento sulle batterie LiPo: sono potenti, ma delicate. Se si gonfiano, si danneggiano o si bucano possono incendiarsi. Si caricano solo con il caricabatterie giusto, mai da sole e mai di notte, meglio dentro una sacca ignifuga; non vanno mai scaricate del tutto.

Una batteria LiPo nera per drone con i contatti dorati, su un fondo verde
Una batteria LiPo per drone. Foto: Project Kei, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons.

Non è un gioco: le regole per volare

Avviso importante. Questa parte spiega le regole in modo semplice, ma non è una consulenza legale né assicurativa. Le norme sui droni cambiano, e valgono per te quelle in vigore il giorno in cui voli: prima di volare controlla sempre i siti ufficiali di ENAC, di EASA e di D-Flight. Chi vola è responsabile dei danni che causa.

Io ho il patentino per il drone, un drone DJI, l’assicurazione e la registrazione su D-Flight. Non sono formalità: sono quello che distingue chi vola con la testa da chi gioca. Ecco le quattro cose, in parole semplici.

1. Registrazione dell’operatore (D-Flight). In Italia l’operatore di droni si registra sul portale D-Flight (gestito per l’ENAC) e ottiene un codice operatore da applicare sul drone. In Europa la registrazione è richiesta per i droni più pesanti di 250 g e per quelli che hanno una telecamera o un sensore che registra dati personali (a meno che siano giocattoli): in pratica, quasi tutti i droni con una telecamera.

2. Il patentino. Per volare servono competenze, e si dimostrano con un attestato. Le regole europee dividono la «categoria aperta» (quella dell’hobby e dei lavori a basso rischio) in tre sottocategorie. In A1 si può sorvolare persone che non sono in gruppo, in A2 si vola vicino alle persone, in A3 si vola lontano da persone. L’età minima del pilota è 16 anni, ma uno Stato può abbassarla fino a 12.

Classe Peso Sottocategoria Cosa serve al pilota
C0 sotto 250 g A1 (anche A3) leggere il manuale
C1 sotto 900 g A1 (anche A3) corso e esame online A1/A3
C2 sotto 4 kg A2 (anche A3) attestato A1/A3, autoaddestramento e esame A2
C3 e C4 sotto 25 kg A3 corso e esame online A1/A3

Fonte: EASA, categoria aperta. In A2 si tengono 30 metri dalle persone (5 con la funzione «bassa velocità»); in A3 150 metri da persone e zone abitate. In ogni caso: sotto i 120 metri dal suolo.

3. L’assicurazione. Secondo le guide specializzate, in Italia per volare serve una polizza di responsabilità civile verso terzi (l’obbligo viene dall’articolo 27 del regolamento ENAC UAS-IT) e vale anche per l’hobby; le polizze sono personalizzate in base al peso e all’uso. Serve a una cosa sola: se il tuo drone cade e fa danni a una persona o a una cosa, paga l’assicurazione e non tu. Controlla il testo della norma e chiedi all’assicuratore, perché i dettagli (per esempio per i droni più leggeri) possono cambiare.

4. Le regole del volo. Si vola a vista, sotto i 120 metri, mai sopra assembramenti, mai vicino ad aeroporti, ospedali con elisoccorso, carceri o altre zone vietate: la mappa delle zone è su D-Flight. E c’è la privacy: riprendere persone riconoscibili ha regole proprie.

Un caso a parte: il drone costruito da te. Non ha il marchio di classe del costruttore (C0, C1…). Per le regole europee un drone senza marchio, se è costruito per uso personale, può volare solo nella sottocategoria A3: a 150 metri da persone e zone abitate. In più nessun costruttore ha già verificato la sicurezza del tuo drone: la responsabilità è tutta tua, e va prima di tutto sui controlli a terra.

Le assicurazioni: cosa guardare, e da dove iniziare

Le polizze sono tante e i prezzi cambiano ogni anno, quindi non esiste «la migliore» per tutti: qui sotto trovi cosa confrontare e dove si comincia. Non le ho provate tutte, e quello che segue non è una raccomandazione.

  • Il massimale: la somma massima che l’assicurazione paga per i danni a terzi. Più è alto, meglio è.
  • L’uso: hobby o lavoro? La polizza per l’hobby non copre se fai riprese a pagamento.
  • Il peso del drone e il numero dei droni coperti.
  • Dove vale: solo Italia o tutta l’Europa.
  • La formula: annuale oppure a giornata, per chi vola poco.
  • La «kasko» (facoltativa): copre il drone stesso in caso di caduta, furto o perdita. Controlla franchigia ed esclusioni.
  • Che sia una polizza accettata in Italia: chiedi se rispetta il regolamento ENAC UAS-IT, e se copre anche i droni autocostruiti.

Da dove partire:

  • Coverdrone: assicuratore specializzato in droni, con sede nei Paesi Bassi. Sul suo sito si può coprire un drone da un giorno a un anno, con responsabilità civile verso terzi e, in opzione, copertura del drone stesso (anche furto e «volo via»). Il sito è scritto per tutta l’Europa: prima di comprare controlla la versione italiana e chiedi se la polizza è valida per il regolamento italiano.
  • DronEzine (associazione di appassionati): propone polizze per hobby e per lavoro, kasko e tutela legale, che si dichiarano «aderenti alla normativa UAS-IT ENAC»; sul sito si legge «a partire da 24,90 euro».
  • Un broker o un’agenzia di fiducia, o un confronto online: utile per capire cosa cambia da una polizza all’altra.

Prima di firmare, fatti dare il testo della polizza, leggi le esclusioni e conserva il certificato: va portato con te quando voli.

Droni per cominciare (senza costruirli)

Costruire è bellissimo ma non è il modo più rapido per iniziare. Se vuoi prima capire come si vola, o fare foto e video, un drone già fatto è la scelta più sensata. Ecco alcuni modelli di ingresso, tutti sotto i 250 g o quasi, quindi facili da gestire. I prezzi cambiano di continuo e i modelli escono e spariscono: guarda sempre disponibilità e prezzo su Amazon.

Modello Peso Autonomia In breve
DJI Neo 2affiliazione 151 g fino a 19 min Il più recente della famiglia Neo (novembre 2025): sensore laser davanti per evitare gli ostacoli, controllo con i gesti, schermo e memoria interna.
DJI Neoaffiliazione 135 g fino a 18 min Presentato a settembre 2024. Parte e atterra dalla mano, si può guidare con lo smartphone o con la voce e segue il soggetto. Video fino a 4K a 30 fps. Non ha sensori anti-ostacolo. Classe C0.
DJI Mini 2 SEaffiliazione 246 g fino a 31 min Il classico per imparare: pieghevole, video 2,7K a 30 fps, portata dichiarata fino a 6 km in Europa. Classe C0.
DJI Mini 4Kaffiliazione sotto 249 g fino a 93 min con le 3 batterie del Fly More Combo Come il Mini 2 SE ma con video 4K.
DJI Mini 4 Proaffiliazione sotto 249 g fino a 34 min Un passo più su: sensore da 48 megapixel e sensori anti-ostacolo in tutte le direzioni.

Dati dai siti DJI e dalle pagine dei prodotti; le autonomie sono misurate in condizioni ideali, in volo reale si scende. «Sotto 250 g» non vuol dire «senza regole»: restano registrazione, assicurazione e zone vietate. Cliccando sui collegamenti verso Amazon, il sito può guadagnare una piccola commissione senza costi per te (vedi la pagina Trasparenza).

Ricorda: anche un drone da 135 g può dare problemi se lo fai volare dove non si può, o su persone. Comprarlo è la parte facile.

Droni veri: dal giocattolo a Marte

I droni sono di tutte le taglie. Il Parrot Anafi, presentato nel 2018, è un drone da foto pieghevole con una telecamera 4K su un supporto stabilizzato, e volava circa 25 minuti. Il Skydio X10 (2,11 kg, 40 minuti, tre telecamere, anche termica) lavora per soccorritori e polizia.

Il drone Parrot Anafi visto dall'alto con i quattro bracci aperti e la telecamera davanti
Parrot Anafi. Foto: KlausFoehl, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons.
Il drone Skydio X10 in volo contro il cielo azzurro
Skydio X10 in volo. Foto: Alexander Kubitza, pubblico dominio.

Poi ci sono i droni a ala fissa, che volano come aerei e quindi sono molto più efficienti. Zipline, nata in Ruanda nel 2016, consegna sangue e medicinali con un drone da circa 20 kg che porta fino a 1,8 kg e vola per 300 km, lanciato da una catapulta elettrica; oggi ha un secondo modello che decolla in verticale. Un drone che salva vite, non solo foto.

Un drone Zipline ad ala fissa bianco e rosso lanciato dalla catapulta elettrica
Un drone Zipline al lancio. Foto: Roksenhorn, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons.

All’estremo c’è l’MQ-9 Reaper, un grande drone militare: 20 metri di apertura alare, 5,3 tonnellate al decollo, fino a circa 30 ore di volo. Non è un giocattolo né un hobby, e lo cito solo per far capire quanto è ampia la scala.

Il grande drone MQ-9 Reaper in volo, visto di fianco
MQ-9 Reaper. Foto: U.S. Air Force, pubblico dominio.

E poi c’è Ingenuity, il piccolo elicottero della NASA su Marte: 1,8 kg, rotori di 1,21 metri, 72 voli tra aprile 2021 e gennaio 2024, per un totale di circa 2 ore e 9 minuti. Su Marte l’aria è circa cento volte più rada che sulla Terra: per sostenerlo le pale devono girare a 2.400-2.900 giri al minuto, circa dieci volte più veloci di un elicottero terrestre. Prova il simulatore sopra, scegliendo «Marte»: la stessa regola, con numeri estremi.

L'elicottero Ingenuity sul suolo rosso di Marte, con le pale in alto e le zampe sottili
Ingenuity su Marte. Foto: NASA/JPL-Caltech/ASU/MSSS, pubblico dominio.

Prova tu: quiz ed esercizi

Perché in un quadricottero due eliche girano in senso orario e due in senso antiorario?

  • Per andare più veloci
  • Per annullare la spinta di rotazione e non girare su sé stesso
  • Per risparmiare batteria
  • Per fare meno rumore

Ogni elica che gira fa ruotare il drone in verso opposto: con due e due le spinte si annullano.

Come si fa salire un quadricottero?

  • Aumentando i giri di tutte e quattro le eliche
  • Inclinandolo in avanti
  • Aumentando i giri di due eliche sole
  • Con un timone di profondità

La spinta totale deve superare il peso: i giri aumentano su tutti e quattro i motori.

Un drone pesa 800 g e ha quattro motori da 500 g di spinta massima ciascuno. Qual è il rapporto spinta/peso?

  • 1,25 a 1
  • 2,5 a 1
  • 4 a 1
  • 0,6 a 1

Spinta totale 4 × 500 = 2000 g; 2000 / 800 = 2,5.

Hai costruito un drone da solo, senza marchio di classe. In categoria aperta dove puoi volare, di norma?

  • In A1, sopra le persone
  • In A2, a 30 metri
  • In A3, a 150 metri da persone e zone abitate
  • Ovunque, senza limiti

Per EASA i droni senza marchio costruiti per uso personale volano in A3.

Perché le pale di Ingenuity su Marte girano a 2.400-2.900 giri al minuto?

  • Perché Marte ha più gravità
  • Perché fa freddo
  • Per ricaricare la batteria
  • Perché l’aria è circa cento volte più rada

Con pochissima aria per ogni giro, per avere la stessa spinta servono pale più grandi e molto più veloci.

Raddoppiando la capacità della batteria, l’autonomia di un drone…

  • raddoppia esattamente
  • aumenta meno del doppio
  • non cambia
  • diminuisce

La batteria extra pesa, il drone pesa di più e consuma di più (la potenza cresce come il peso alla 3/2).

★☆☆ 1. Un drone da 800 g ha quattro motori da 500 g di spinta massima. Quanto spinge ogni motore in hovering, e qual è il rapporto spinta/peso?
  1. In hovering la spinta totale è uguale al peso: 800 g. Divisa per 4 motori: 200 g ciascuno.
  2. Spinta massima totale: 4 × 500 = 2000 g.
  3. Rapporto: 2000 / 800 = 2,5 a 1. In hovering i motori lavorano a circa il 40% della loro spinta massima: c’è margine.
★★☆ 2. Un drone da 1 kg ha quattro eliche da 10 pollici (0,254 m di diametro). Con aria a 1,225 kg/m³ e un rendimento complessivo di 0,45, quanta potenza serve per restare fermo? E quanto dura una batteria 4S da 3000 mAh usata all’80 %?
  1. Spinta: \(T = 1\cdot 9{,}81 = 9{,}81\) N. Area: \(A = 4\cdot\pi\cdot 0{,}127^2 \approx 0{,}203\) m².
  2. Potenza ideale: \(P = T^{3/2}/\sqrt{2\rho A} = 30{,}7/0{,}705 \approx 43{,}6\) W.
  3. Potenza elettrica: 43,6 / 0,45 ≈ 97 W.
  4. Energia: \(4\cdot 3{,}7\cdot 3\cdot 0{,}8 \approx 35{,}5\) Wh. Durata: 35,5 / 97 × 60 ≈ 22 minuti.
★★★ 3. Aggiungi una telecamera da 200 g al drone dell’esercizio 2 (stessa batteria). Di quanto scende l’autonomia?
  1. Il peso passa da 1,0 a 1,2 kg: la potenza cresce come il peso alla 3/2.
  2. \(1{,}2^{3/2} \approx 1{,}31\), quindi la potenza diventa 97 × 1,31 ≈ 127 W.
  3. Durata: 35,5 / 127 × 60 ≈ 17 minuti, cioè circa il 24% in meno: +20% di peso costa un quarto dell’autonomia.

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Da ricordare. Questo articolo è divulgazione e non sostituisce i siti ufficiali né un consulente. Regole, prezzi e prodotti cambiano: controlla sempre prima di volare o di comprare. Chi vola è l’unico responsabile del drone e dei danni che può fare.

Fonti

Sandro Feudo6 Novembre 2026Chi sono →

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