Sandro Feudo
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esplorazione30 Ottobre 2026 · 16 minuti di lettura

Integrali, spiegati davvero · 1. Cosa misura un integrale

Dal tachimetro al contachilometri: cos'è davvero un integrale, i rettangoli di Riemann, l'area con segno e il teorema fondamentale, con due simulatori.

Integrali, spiegati davvero · 1. Cosa misura un integrale

Il tachimetro dell’auto ti dice quanto vai veloce adesso. Il contachilometri ti dice quanta strada hai fatto in tutto. Sono due numeri diversi, ma uno nasce dall’altro: se sommi istante per istante la velocità per il tempo che passa, ottieni i chilometri. Quella somma fatta di tantissimi pezzettini piccolissimi ha un nome che spaventa mezza scuola: integrale. In questa serie lo smontiamo pezzo per pezzo, partendo da cosa misura davvero, prima ancora di come si calcola.

In breve · tocca per girareChe cos’è un integrale, in una frase?

È una somma di tantissimi pezzi piccolissimi: altezza per larghezza, fetta dopo fetta.

Disegnato, è l’area sotto una curva, con il segno: sopra l’asse conta in più, sotto conta in meno.

Il teorema fondamentale del calcolo dice che per calcolarla basta trovare una funzione la cui «velocità di crescita» è proprio la curva di partenza.

Quaderno a quadretti aperto con una curva a matita e l'area sotto riempita da rettangoli arancioni, accanto un tachimetro d'epoca e una matita
Il tachimetro e la curva riempita a fette: da qui comincia tutto. Immagine illustrativa.

Dal tachimetro al contachilometri

Immagina di guidare per un’ora con la velocità sempre ferma a 60 km/h. Quanta strada fai? Facile: 60 × 1 = 60 km. Se metti la velocità su un grafico, con il tempo in orizzontale, viene una riga piatta all’altezza 60, e la strada percorsa è l’area del rettangolo sotto la riga: base (1 ora) per altezza (60 km/h).

Ma nessuno guida a velocità costante. Rallenti al semaforo, acceleri in superstrada, freni in curva. La riga diventa una curva che sale e scende. L’idea resta la stessa: la strada percorsa è l’area sotto la curva della velocità. Solo che adesso non è più un rettangolo, e serve un modo per misurarla.

Sopra la curva della velocità di un'auto in un'ora con l'area colorata, sotto la curva dei chilometri percorsi che cresce fino a 50 km
L’area sotto la curva della velocità (sopra) diventa la strada percorsa (sotto).

Guarda il disegno di sotto: è la strada accumulata minuto dopo minuto. Dove la velocità è alta, la curva dei chilometri sale ripida; dove la velocità cala, sale più piano. Tieni a mente questa coppia, perché è il cuore di tutto l’articolo: la curva di sopra dice quanto in fretta cresce quella di sotto.

Tagliare a fette: l’idea di Riemann

Come si misura l’area sotto una curva qualunque? Il trucco è vecchio di più di duemila anni. Archimede, nel III secolo avanti Cristo, calcolò l’area di un pezzo di parabola riempiendolo di triangoli sempre più piccoli. Nel 1854 il matematico tedesco Bernhard Riemann diede la forma moderna a questa idea, ed è quella che si studia ancora oggi all’università.

Funziona così:

  • dividi il tratto tra a e b in tante strisce verticali, tutte della stessa larghezza;
  • su ogni striscia costruisci un rettangolo, alto quanto la curva in un punto della striscia (a sinistra, a destra o nel mezzo);
  • sommi le aree di tutti i rettangoli.

Con pochi rettangoli la somma sbaglia: alcuni sporgono sopra la curva, altri lasciano dei buchi. Ma più le strisce diventano sottili, più gli errori si riducono. Il valore a cui le somme si avvicinano quando le strisce diventano infinitamente sottili è l’integrale definito.

La parabola y = x² tra 0 e 2 riempita con 4, 10 e 40 rettangoli: le somme sono 2,625, 2,660 e 2,666, sempre più vicine a 8/3
Più rettangoli, meno errore: le somme si avvicinano a 8/3.

Nel disegno, l’area sotto la parabola f(x) = x² tra 0 e 2. Con 4 rettangoli la somma fa 2,625; con 10 fa 2,660; con 40 fa 2,666. Il valore vero è 8/3, cioè 2,6666… : i rettangoli ci arrivano sempre più vicino, senza bisogno di nessuna formula. Se una funzione è continua, cioè si disegna senza staccare la penna, questo procedimento funziona sempre e dà sempre lo stesso numero, qualunque punto della striscia tu scelga per l’altezza.

Adesso prova tu. Scegli una funzione, muovi il numero di rettangoli e guarda l’errore scendere. Prova anche i metodi diversi: i trapezi seguono meglio la curva dei rettangoli, e le parabole di Simpson sono così precise che con poche strisce l’errore diventa quasi zero.

Prova tu

Simulatore: i rettangoli di Riemann

Il simbolo, pezzo per pezzo

Il simbolo dell’integrale fa paura solo finché non lo leggi. È una S allungata, l’iniziale di summa, «somma» in latino: la scelse il filosofo e matematico tedesco Gottfried Wilhelm Leibniz in un manoscritto del 29 ottobre 1675. Ogni pezzo corrisponde a un pezzo dei rettangoli.

Il simbolo dell'integrale da a a b di f(x) dx, con ogni parte spiegata: la S allungata, gli estremi, l'altezza e la larghezza
Ogni pezzo del simbolo corrisponde a un pezzo dei rettangoli.

Quindi la scrittura

∫ab f(x) dx

si legge così: «somma, da a fino a b, di tante fette alte f(x) e larghe dx». È la somma dei rettangoli, scritta per il caso in cui sono diventati infinitamente sottili. Il dx non è una decorazione: ricorda che ogni pezzo è altezza per larghezza. E il risultato è un numero, non una funzione: la x dentro non sopravvive, perché viene «consumata» dalla somma.

L’area con il segno: sotto l’asse conta in meno

C’è un dettaglio che confonde quasi tutti la prima volta. Se la curva scende sotto l’asse orizzontale, la sua altezza f(x) è negativa, e anche il rettangolo «pesa» in negativo. L’integrale non è l’area geometrica, quella che misureresti con il righello: è un’area con segno.

Esempio classico: la funzione seno tra 0 e 2π. La prima gobba sta sopra l’asse e vale +2, la seconda sta sotto e vale −2. L’integrale fa 0, anche se di area colorata ce n’è parecchia. Se vuoi l’area geometrica vera, devi spezzare l’intervallo dove la curva attraversa l’asse e prendere ogni pezzo in positivo: 2 + 2 = 4.

La funzione seno tra 0 e 2π: la gobba sopra l'asse vale +2, quella sotto −2; l'integrale fa 0, l'area geometrica 4
Sopra l’asse conta in più, sotto in meno: l’integrale del seno su un giro intero fa zero.

Ha senso anche nella vita reale. Se la «velocità» è quella di un ascensore, positiva in salita e negativa in discesa, l’integrale ti dice di quanto ti sei spostato alla fine, non quanti metri hai percorso in tutto: sali di dieci piani e scendi di dieci, e ti ritrovi al piano di partenza. Nel simulatore qui sopra, scegli x³ − 3x o il seno: le parti blu sono quelle che si sottraggono.

Le regole del gioco

Dall’idea dei rettangoli escono alcune proprietà che si capiscono con il disegno, senza dimostrazioni:

  • Si può spezzare: l’area da a a c è l’area da a a b più quella da b a c.
  • Si può moltiplicare per un numero: se raddoppi l’altezza di tutte le fette, raddoppia anche la somma. E l’integrale di una somma di funzioni è la somma degli integrali. Questa proprietà si chiama linearità.
  • Il verso conta: andare da b ad a invece che da a a b cambia il segno. E da a ad a, cioè su un tratto lungo zero, l’integrale vale 0.
  • Chi sta sopra vince: se una funzione è sempre più alta di un’altra, anche il suo integrale è più grande.
  • Il valor medio: dividendo l’integrale per la lunghezza del tratto (b − a) si ottiene l’altezza media della curva. È come la velocità media di un viaggio: chilometri totali diviso ore.

Il teorema fondamentale: la scorciatoia

Sommare rettangoli funziona, ma è lento. Per secoli calcolare un’area è stato un lavoro da specialisti, un problema alla volta. Poi, nella seconda metà del Seicento, Isaac Newton in Inghilterra e Leibniz in Germania, ciascuno per conto suo, si accorsero di una cosa che cambiò la matematica: l’area e la pendenza sono una l’inverso dell’altra. Qualche anno prima l’inglese Isaac Barrow, maestro di Newton, ne aveva già visto una versione in forma geometrica.

Torniamo al contachilometri. Chiamiamo A(x) l’area accumulata sotto la curva, partendo da a e arrivando fino a un punto x che possiamo spostare. Se avanzo x di un pochino, diciamo di un tratto piccolo h, l’area cresce di una fettina sottile, che è quasi un rettangolo alto f(x) e largo h. Quindi:

crescita di A ≈ f(x) × h   →   crescita di A ÷ h ≈ f(x)

A sinistra c’è proprio la derivata di A, la sua pendenza. Quando h diventa piccolissimo, il «quasi» sparisce: la pendenza dell’area accumulata è uguale all’altezza della curva. Lo stesso del tachimetro e del contachilometri: la velocità con cui crescono i chilometri è quella che segna il tachimetro.

Sopra la funzione x³ − 3x con l'area accumulata da −2, sotto la funzione area A(x) con la retta tangente: la pendenza di A è uguale all'altezza di f
Dove f è positiva A sale, dove è negativa scende, dove vale zero A ha un massimo o un minimo.

Prova a spostare x nel simulatore: sopra vedi l’area che si accumula, sotto la curva A(x). La retta blu è la pendenza di A in quel punto, e il suo valore è sempre uguale all’altezza della curva di sopra. Dove f è negativa, A scende; dove f vale zero, A si ferma in cima a una collina o in fondo a una valle.

Prova tu

Simulatore: l'area che si accumula

Da qui viene la scorciatoia. Una funzione F la cui derivata è f si chiama primitiva di f. Il teorema fondamentale del calcolo integrale dice:

∫ab f(x) dx = F(b) − F(a)

Basta trovare una primitiva, calcolarla nei due estremi e fare la differenza. Niente più rettangoli. Rifacciamo la parabola: una primitiva di x² è x³/3, perché la pendenza di x³/3 è proprio x². Allora l’area tra 0 e 2 è 2³/3 − 0³/3 = 8/3. Lo stesso numero a cui si avvicinavano i rettangoli, trovato in una riga.

Qualche altro esempio da controllare con il simulatore dei rettangoli:

  • seno tra 0 e π: una primitiva di sen x è −cos x, quindi −cos π − (−cos 0) = 1 + 1 = 2;
  • eˣ tra 0 e 1: eˣ è primitiva di se stessa, quindi e − 1 ≈ 1,718;
  • 1/x tra 1 ed e: una primitiva è il logaritmo naturale, quindi ln e − ln 1 = 1.

Attenzione a un dettaglio: le primitive di una funzione sono infinite. x³/3 va bene, ma vanno bene anche x³/3 + 5 o x³/3 − 100, perché un numero aggiunto non cambia la pendenza. Per questo si scrive ∫ x² dx = x³/3 + C, con la C che sta per «una costante qualsiasi». Nella differenza F(b) − F(a) la costante si cancella, e il risultato non cambia.

Per chi vuole il passaggio preciso: la dimostrazione · tocca per aprire

Sia f continua su [a, b] e sia A(x) = ∫ax f(t) dt. Per un incremento h:

A(x + h) − A(x) = ∫xx+h f(t) dt

Per il teorema della media integrale, visto che f è continua esiste un punto c tra x e x + h in cui la curva ha esattamente la sua altezza media sul tratto, quindi:

∫xx+h f(t) dt = f(c) · h   →   (A(x + h) − A(x)) / h = f(c)

Quando h tende a zero, c è schiacciato tra x e x + h e quindi tende a x; essendo f continua, f(c) tende a f(x). Il rapporto a sinistra tende alla derivata di A: A′(x) = f(x). A è dunque una primitiva di f.

Se F è un’altra primitiva qualsiasi, la differenza A − F ha derivata zero dappertutto, quindi è costante: A(x) = F(x) + k. Mettendo x = a si ha A(a) = 0, cioè k = −F(a). Allora A(b) = F(b) − F(a), che è la formula del teorema. La continuità di f serve: con una funzione che fa salti, A esiste ancora ma nei punti di salto non ha pendenza.

Nota sulla regola dei trapezi del simulatore: per una funzione con derivata seconda limitata, l’errore scende come 1/n², cioè raddoppiando le strisce diventa circa un quarto. Con Simpson scende come 1/n⁴: raddoppiando le strisce diventa circa un sedicesimo. Per questo i programmi dei computer non usano quasi mai i rettangoli semplici.

Gli errori che fanno tutti

Chi ha preparato un esame di Analisi li conosce bene. Eccone quattro, con il motivo per cui sono errori:

  • «L’integrale è sempre un’area, quindi è positivo». No: è un’area con segno. Il seno tra 0 e 2π fa zero.
  • «L’integrale di un prodotto è il prodotto degli integrali». Falso. Tra 0 e 1, x per x fa x², il cui integrale è 1/3; ma l’integrale di x è 1/2, e 1/2 × 1/2 = 1/4. Per i prodotti servono tecniche apposta, che vedremo nella prossima puntata.
  • Confondere tre oggetti con lo stesso simbolo. ∫ab f(t) dt è un numero. ∫ax f(t) dt è una funzione di x, l’area accumulata. ∫ f(t) dt senza estremi è l’insieme di tutte le primitive, con la sua +C.
  • Applicare F(b) − F(a) a occhi chiusi. Se la funzione esplode dentro l’intervallo, la formula dà un numero sbagliato. Esempio: 1/x² tra −1 e 1. La formula darebbe −2, un numero negativo per una funzione sempre positiva. In realtà in x = 0 la curva va all’infinito e l’area non è finita. Questi casi si chiamano integrali impropri e li tratteremo più avanti.

Dove lo trovi in ospedale

Gli integrali non stanno solo nei libri. Molte macchine dell’Ospedale del sito ne calcolano uno di continuo, senza che nessuno se ne accorga:

  • lo spirometro misura il flusso d’aria, in litri al secondo, e lo integra nel tempo per ottenere il volume respirato, proprio come il contachilometri fa con la velocità;
  • il ventilatore polmonare fa lo stesso per controllare quanta aria entra a ogni respiro;
  • in farmacologia, l’area sotto la curva della concentrazione di un farmaco nel sangue, chiamata AUC, misura quanto farmaco ha davvero «visto» il corpo;
  • la quantità di sangue pompata dal cuore si può misurare con un integrale, iniettando un liquido freddo e seguendo la temperatura nel sangue (termodiluizione).

Gli ultimi due esempi li vedremo con i numeri e con un simulatore nelle prossime puntate. Se ti interessa la parte universitaria, nella sezione Biomedica trovi i capitoli di ingegneria biomedica.

Esercizi: prova prima da solo

Dal più facile al più difficile. Prendi carta e penna, prova, e solo dopo apri la soluzione. Le stelle indicano la difficoltà.

★☆☆ 1. Calcola a mano la somma con 4 rettangoli a sinistra per \(f(x)=x^2\) tra 0 e 2. È più grande o più piccola del valore vero?
  1. Le strisce sono larghe \(\frac{2-0}{4} = 0{,}5\). I punti di sinistra sono 0; 0,5; 1; 1,5.
  2. Le altezze sono \(0^2=0\), \(0{,}5^2=0{,}25\), \(1^2=1\), \(1{,}5^2=2{,}25\). Sommate fanno 3,5.
  3. Somma = 3,5 × 0,5 = 1,75.
  4. Il valore vero è 8/3 ≈ 2,667: la somma è più piccola, perché la parabola sale e il punto di sinistra di ogni striscia è sempre il più basso.
★☆☆ 2. Calcola \(\int_0^3 2x\,dx\) senza formule, solo con la geometria.
  1. La retta \(y=2x\) tra 0 e 3 forma con l’asse un triangolo.
  2. Base 3, altezza \(2\cdot 3 = 6\).
  3. Area = 3 × 6 ÷ 2 = 9. Controllo con la primitiva \(x^2\): \(3^2-0^2 = 9\).
★☆☆ 3. Quanto vale \(\int_{-2}^{2} \sqrt{4-x^2}\,dx\)? Suggerimento: disegna la curva.
  1. \(y=\sqrt{4-x^2}\) vuol dire \(x^2+y^2=4\) con \(y\ge 0\): è la metà superiore di un cerchio di raggio 2.
  2. Area del cerchio intero: \(\pi r^2 = 4\pi\). La metà: \(2\pi \approx 6{,}283\).
  3. Morale: a volte l’integrale si calcola con la geometria, senza cercare primitive.
★★☆ 4. Calcola \(\int_1^4 \sqrt{x}\,dx\) con il teorema fondamentale.
  1. Riscrivi la radice come potenza: \(\sqrt{x} = x^{1/2}\).
  2. Primitiva di \(x^n\): \(\frac{x^{n+1}}{n+1}\). Qui \(F(x)=\frac{x^{3/2}}{3/2} = \frac{2}{3}x^{3/2}\).
  3. \(F(4)-F(1) = \frac{2}{3}\cdot 8-\frac{2}{3}\cdot 1 = \) \(\frac{14}{3} \approx 4{,}667\).
★★☆ 5. Calcola \(\int_1^2 (3x^2+2x)\,dx\).
  1. Linearità: si integra un pezzo alla volta. Primitiva di \(3x^2\) è \(x^3\), di \(2x\) è \(x^2\).
  2. \(F(x)=x^3+x^2\). \(F(2)=8+4=12\), \(F(1)=1+1=2\).
  3. Risultato: 12 − 2 = 10.
★★☆ 6. Qual è l’altezza media di \(f(x)=x^2\) tra 0 e 3? In quale punto la curva ha proprio quell’altezza?
  1. Valor medio = integrale diviso lunghezza: \(\frac{1}{3-0}\int_0^3 x^2\,dx = \frac{1}{3}\cdot\frac{27}{3} = \) 3.
  2. Dove \(x^2 = 3\): \(x=\sqrt{3}\approx 1{,}73\), che sta davvero tra 0 e 3, come promette il teorema della media.
★★★ 7. Per \(f(x)=x^2-1\) tra 0 e 2 calcola l’integrale e l’area geometrica. Perché sono diversi?
  1. Primitiva: \(\frac{x^3}{3}-x\). Integrale: \(\left(\frac{8}{3}-2\right)-0 = \) \(\frac{2}{3}\).
  2. La curva taglia l’asse in \(x=1\): tra 0 e 1 sta sotto, tra 1 e 2 sta sopra.
  3. Tra 0 e 1: \(\left(\frac13-1\right)-0 = -\frac23\). Tra 1 e 2: \(\frac23-\left(-\frac23\right) = \frac43\).
  4. Area geometrica = \(\frac23 + \frac43 = \) 2. L’integrale invece fa \(-\frac23+\frac43=\frac23\), perché la parte sotto si sottrae.
★★★ 8. Calcola la derivata di \(G(x)=\int_0^{x^2} e^t\,dt\) senza calcolare l’integrale.
  1. Chiama \(A(u)=\int_0^u e^t\,dt\). Per il teorema fondamentale \(A^{\prime}(u)=e^u\).
  2. \(G(x)=A(x^2)\): è una funzione composta, quindi si deriva a catena: \(G^{\prime}(x)=A^{\prime}(x^2)\cdot 2x\).
  3. Risultato: \(G^{\prime}(x)=2x\,e^{x^2}\).
  4. Controllo: \(G(x)=e^{x^2}-1\), e la sua derivata è proprio \(2x\,e^{x^2}\).

Quiz: dal più facile al più difficile

Da dove viene il simbolo ∫?

  • Dalla I di «integrale»
  • Da una S allungata, per «summa»
  • Da una lettera greca
  • Dal simbolo dell’infinito ruotato

Leibniz la scelse nel 1675: l’integrale è una somma di fette sottilissime.

Il risultato di \(\int_a^b f(x)\,dx\) è…

  • un numero
  • una funzione di x
  • una retta
  • l’insieme delle primitive

Con gli estremi fissati la x «sparisce» nella somma: resta un numero. Senza estremi, invece, si ottengono le primitive.

Un’auto va a 60 km/h costanti per 2 ore. Quanto vale l’area sotto il grafico della velocità?

  • 30 km
  • 62 km
  • 120 km
  • 60 km

È un rettangolo: base 2 ore per altezza 60 km/h = 120 km, la strada percorsa.

Quanto vale \(\int_0^{2\pi} \sin x\,dx\)?

  • 4
  • 2
  • −2
  • 0

La gobba sopra vale +2, quella sotto −2: si annullano. L’area geometrica invece è 4.

Nelle somme di Riemann, cosa succede aumentando il numero di rettangoli (con una funzione continua)?

  • La somma cresce sempre
  • La somma si avvicina all’integrale
  • La somma diminuisce sempre
  • Non cambia niente

Può crescere o calare a seconda del metodo, ma si avvicina sempre allo stesso valore: l’integrale.

Quale di queste è una primitiva di \(3x^2\)?

  • \(6x\)
  • \(x^3/3\)
  • \(x^3+7\)
  • \(3x^3\)

La derivata di \(x^3+7\) è \(3x^2\): la costante non cambia la pendenza. \(6x\) è la derivata, non la primitiva.

Quanto vale \(\int_0^1 x\,dx\)?

  • 1/2
  • 1
  • 2
  • 0

È un triangolo di base 1 e altezza 1: area 1/2. Con la primitiva: \(1^2/2-0 = 1/2\).

Quale di queste affermazioni è FALSA?

  • \(\int_a^a f\,dx = 0\)
  • \(\int_b^a f\,dx = -\int_a^b f\,dx\)
  • \(\int_a^b 5f\,dx = 5\int_a^b f\,dx\)
  • \(\int_a^b f g\,dx = \int_a^b f\,dx \cdot \int_a^b g\,dx\)

L’integrale di un prodotto non è il prodotto degli integrali: tra 0 e 1, \(\int x\cdot x\,dx = 1/3\) ma \(\frac12\cdot\frac12 = \frac14\).

Sia \(A(x)=\int_0^x f(t)\,dt\). Nel punto dove f passa da positiva a negativa, A ha…

  • un minimo
  • un massimo
  • un salto
  • pendenza infinita

La pendenza di A è f: prima positiva (A sale), poi negativa (A scende). Quindi lì A ha un massimo.

Quanto vale \(\int_{-1}^{1} \frac{1}{x^2}\,dx\)?

  • −2
  • 2
  • Non è un numero finito
  • 0

In \(x=0\) la funzione va all’infinito e l’area non è finita. La formula \(F(b)-F(a)\) darebbe −2, ma lì non si può usare: la funzione non è continua sull’intervallo.

Con il metodo di Simpson, raddoppiando il numero di strisce l’errore diventa circa…

  • 16 volte più piccolo
  • 2 volte più piccolo
  • 4 volte più piccolo
  • uguale

L’errore di Simpson scende come \(1/n^4\): \(2^4 = 16\). Con i trapezi scende come \(1/n^2\), cioè di 4 volte.

Nella prossima puntata

Abbiamo visto cosa misura un integrale e perché la scorciatoia funziona. Ma la scorciatoia ha un prezzo: bisogna trovare una primitiva, e non sempre è facile. Nella prossima puntata la cassetta degli attrezzi: le primitive da sapere, la sostituzione, l’integrazione per parti (anche il caso in cui l’integrale «torna su se stesso»), le frazioni e una strategia per scegliere la tecnica giusta, con esercizi svolti passo per passo.

Bibliografia e fonti

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