astronomia
La Luna con il velo: cosa c’era davanti al mio telescopio
Il 22 ottobre ho puntato la Luna dal balcone, ma con un velo davanti. Che cos'era, perché toglie contrasto e come osservare lo stesso.

22 ottobre 2026, in serata. Ho montato sul balcone il mio newtoniano 130/650 sulla montatura equatoriale e l’ho puntato sulla Luna. Sono riuscito a vederla, ma non come speravo: c’era un velo davanti, come se qualcuno avesse steso un lenzuolo sottile tra me e lei. I contorni c’erano, il contrasto no. Non ho fatto un’osservazione da ricordare, ma volevo scrivere comunque la serata, perché anche una serata così insegna qualcosa.
In breve · tocca per girareCos’era il velo?
Con ogni probabilità nubi alte e sottili fatte di ghiaccio, forse con un po’ di foschia. Lasciano passare la luce ma la disperdono, e il contrasto cala.
Non è il seeing (la turbolenza dell’aria): si chiama trasparenza, ed è un’altra cosa.
La Luna di quella sera
Ho calcolato la posizione della Luna per l’Italia centrale (Roma, 41,9° N, 12,5° E) con la libreria Astronomy Engine. La sera del 22 ottobre 2026 era una gibbosa crescente: la Luna nuova era stata il 10 ottobre alle 17:50 ora italiana, quindi la Luna aveva circa 12 giorni di età, e il Primo Quarto era già passato. Il Plenilunio sarebbe arrivato quattro giorni dopo.
- Ore 19: illuminata all’86 %, alta circa 26° verso sud-est.
- Ore 20: illuminata all’86 %, alta circa 35° verso sud-est.
- Ore 21: illuminata all’87 %, alta circa 41° verso sud-sud-est.
- Ore 22: illuminata all’87 %, alta circa 44°, praticamente a sud.
Era quindi una Luna alta e comoda: non attraversava gli strati bassi e sporchi dell’aria vicino all’orizzonte. Il problema non era la posizione.
Per il meteo ho chiesto i dati storici a Open-Meteo per Roma. Sono dati di un modello, non una misura fatta in cielo, ma sono indicativi: tra le 20 e le 22 la copertura totale delle nuvole era tra il 58 % e il 75 %, e quasi tutta era di nubi alte (56-75 %), mentre le nubi basse e medie erano praticamente assenti (0-3 %). Il cielo, insomma, non era coperto da nuvoloni grigi: era velato da quello che sta in alto. Coerente con quello che ho visto.
Che cos’è il velo
Le nubi alte, sopra i 6 000 metri circa alle nostre latitudini, sono fatte di cristalli di ghiaccio, non di gocce d’acqua. Le due famiglie che interessano chi guarda la Luna sono i cirri, filamenti staccati, e i cirrostrati, un velo lattiginoso e sottile che può coprire tutto il cielo. Attraverso un cirrostrato il Sole e la Luna si vedono bene, ma con il bordo un po’ sfumato. Non ho una conferma diretta del tipo di nube: dico solo che i dati e quello che ho visto vanno in questa direzione.
Oltre al ghiaccio c’è il resto dell’aria. L’umidità alta fa ingrossare le particelle microscopiche sospese (gli aerosol: polvere, sale, fumi) e crea foschia. Il risultato è lo stesso: una parte della luce, invece di arrivare dritta al telescopio, viene deviata in tutte le direzioni.
Trasparenza e seeing: non sono la stessa cosa
Gli astrofili usano due parole per giudicare una notte e spesso le confondono.
- Trasparenza: quanta luce attraversa l’atmosfera senza essere assorbita o dispersa. Nubi sottili, foschia e aerosol la fanno scendere. Effetto: contrasto più basso, stelle deboli che spariscono, Luna lattiginosa.
- Seeing: la turbolenza dell’aria, cioè strati a temperature diverse che si muovono e fanno tremolare l’immagine. Effetto: dettagli che ballano o si impastano, ingrandimenti inutilizzabili.
Si può avere una trasparenza pessima e un seeing buono, o il contrario. Il velo che ho visto quella sera è un problema di trasparenza, non di seeing.
Alone e corona: due anelli diversi
Quando la luce della Luna attraversa un velo, a volte compaiono degli anelli. Sembrano simili, ma nascono in modi diversi e dicono cose diverse sul cielo.
- Alone di 22°: si forma nelle nubi di ghiaccio. I cristalli sono prismi esagonali; la luce entra da una faccia ed esce da un’altra inclinata, e viene deviata di almeno 22°. Per questo l’anello è largo e ben definito all’interno (bordo interno rossastro), e il cielo dentro l’anello appare un po’ più scuro. È un segnale tipico di un cirrostrato.
- Corona: si forma in nubi di goccioline d’acqua, quasi tutte della stessa misura. Non è rifrazione ma diffrazione: la luce si piega intorno alle gocce e interferisce con se stessa. L’anello è piccolo, di pochi gradi, con colori dal blu all’interno al rosso all’esterno. Più le gocce sono piccole, più la corona è larga.
Non so dire se quella sera ci fosse un alone o una corona, quindi non ti dico quale dei due. Il loro uso pratico è questo: un alone attorno alla Luna ti dice che in alto c’è ghiaccio, e spesso arriva prima di un peggioramento del tempo.
Perché il contrasto cala, e cosa si vede comunque
Il velo fa due cose. Toglie un po’ di luce alla Luna, e soprattutto spande la luce nell’area intorno: il fondo del cielo, che dovrebbe essere nero, diventa grigio-lattiginoso. Il contrasto è la differenza tra le parti chiare e scure, e un fondo più chiaro la riduce. In più la luce diffusa crea anche un bagliore attorno al disco lunare.
La buona notizia è che la Luna è l’oggetto più luminoso del cielo notturno, e quindi è quello che soffre meno. Con un velo sottile si vedono comunque i grandi mari scuri, i crateri più grandi e il terminatore, cioè il confine tra la parte illuminata e quella in ombra, dove le ombre lunghe danno rilievo. A soffrire sono i dettagli finissimi e i toni delicati, per esempio le differenze di colore tra le zone chiare.
Consigli per osservare dal balcone
- Fai acclimatare il telescopio per 20-30 minuti. Lo specchio, ancora caldo appena uscito di casa, crea correnti d’aria dentro il tubo e un’immagine che sfarfalla. Mettilo fuori con il tappo tolto, e aspetta.
- Attenzione all’aria calda. Il balcone è un posto delicato: l’aria calda esce dalle finestre, dalla porta e dal muro che ha preso il sole di giorno, e sale davanti al telescopio. Stai un po’ lontano dal muro e dalla portafinestra, tieni chiuse le finestre dietro di te, e se puoi osserva verso la direzione in cui non c’è la casa.
- Riduci le luci. Lampioni e finestre illuminate aggiungono luce parassita. Spegni le luci del balcone e della stanza dietro di te e, se serve, usa un telo scuro. Per la Luna l’inquinamento luminoso conta poco, ma l’occhio abituato al buio vede meglio.
- Scegli bene quando osservare. Aspetta che la Luna sia alta: sopra i 30-40° attraversa meno aria. Controlla le nubi alte prima di montare tutto, non solo la percentuale totale. E se il velo è fitto, guardare in un’altra serata è spesso meglio che insistere.
- Usa un filtro lunare. Con la Luna all’86-87 % è così luminosa da abbagliare. Un filtro lunare (neutro o polarizzatore) riduce il bagliore, fa lavorare meglio l’occhio e rende più leggibili i dettagli.
- Ingrandimenti moderati. Con velo e poca trasparenza non serve spingere: meglio un ingrandimento medio, con un’immagine più nitida, che uno alto e sfocato.
La prossima volta guarderò prima dove sono le nubi alte e poi monterò tutto. Per calcolare quando la Luna è alta nella tua città e quanta nuvolosità c’è, nella sezione Astronomia trovi il cielo di stanotte, e nella pagina del telescopio trovi il mio strumento e come funziona.
Appunto di manutenzione: la collimazione del newtoniano
Una serata con il velo non dipende dallo strumento, ma è un buon momento per ricordare una cosa che invece dipende da noi: lo strumento deve essere collimato. Scrivo qui come la intendo per il mio 130/650, con le cautele del caso: le istruzioni precise cambiano un po’ da modello a modello, quindi il manuale del tuo telescopio resta il riferimento.
Che cos’è e perché conta
In un newtoniano la luce entra dal davanti del tubo, arriva sullo specchio primario (concavo, in fondo), torna indietro verso lo specchio secondario (piccolo, piano e inclinato di 45°, vicino alla bocca del tubo) e viene mandata di lato nel focheggiatore, dove metti l’oculare. Collimare vuol dire allineare questi elementi in modo che l’asse ottico sia unico: il centro del secondario deve stare sotto il focheggiatore, e il primario deve essere inclinato in modo che rimandi la luce esattamente al centro del secondario e poi nell’oculare.
Perché conta? Perché uno specchio inclinato male produce stelle a forma di virgola e immagini senza contrasto, anche con ottiche perfette. E il mio è un f/5 (650 mm di focale diviso 130 mm di diametro): il fascio di luce è molto aperto, e un telescopio con rapporto focale corto tollera meno gli errori di uno a f/8 o f/10. Per questo con un f/5 vale la pena controllare la collimazione spesso, e non solo quando l’immagine peggiora.
Come capire se è scollimato: lo star test
Il controllo più onesto si fa sul cielo, perché misura l’insieme di tutto. Si porta una stella abbastanza luminosa al centro del campo (meglio una stella isolata, ad alto ingrandimento ma non esagerato), poi si defocalizza un po’ l’immagine, quasi fino a vedere un disco grande.
- Collimato bene: il disco sfocato è circolare, con anelli di diffrazione concentrici e un’ombra scura del secondario al centro, anch’essa centrata. Lo stesso aspetto prima e dopo il fuoco.
- Scollimato: l’ombra centrale è spostata da un lato, gli anelli sono ovali o più larghi da una parte, e passando da dentro a fuori fuoco l’aspetto cambia in modo asimmetrico.
Prima di dare la colpa agli specchi, ricorda che anche il seeing e uno specchio non acclimatato deformano gli anelli: ripeti il test quando l’aria è ferma e il telescopio ha raggiunto la temperatura esterna.
Gli strumenti
- Tappo di collimazione: un tappo per il focheggiatore (al posto dell’oculare) con un piccolo foro centrale. Costa poco, è il primo da comprare, e permette di guardare lungo l’asse del tubo con l’occhio ben centrato.
- Laser collimatore: un puntatore che si inserisce nel focheggiatore. È rapido, ma ha dei limiti: se il laser stesso non è allineato al suo corpo (cosa non rara nei modelli economici) ti fa collimare male senza che tu lo sappia, e non controlla bene il centraggio del secondario. Va verificato facendolo ruotare nel focheggiatore: il punto sullo specchio deve restare fermo. Per un f/5 molti consigliano di usarlo con prudenza e di confermare con lo star test.
- Oculare di Cheshire: un tubo con un foro e una superficie riflettente inclinata, che illumina l’interno e dà un riferimento molto preciso per allineare il secondario e il primario. Spesso è venduto insieme a una piccola croce o a un tappo.
Per un primo approccio basta il tappo forato, magari con il segno del centro dello specchio primario (un anellino adesivo messo con cura al centro, che molti specchi hanno già indicato dal costruttore). Con un f/5 un laser serve a poco se il tappo non c’è.
I passi, con calma
Lavora di giorno o con luce diffusa, con il telescopio fermo e livellato, puntato su una parete chiara o su un cielo luminoso. Tocca una vite alla volta e dai mezzi giri: i movimenti sono più piccoli di quanto sembri.
- Centrare il secondario sotto il focheggiatore. Guardando dal tappo, il secondario deve apparire circolare (o quasi) e centrato nel campo del focheggiatore. Si regola con la vite centrale del supporto e con le tre viti del ragno, senza stringere troppo. Quando ti vede rotondo, la posizione è giusta.
- Regolare l’inclinazione del secondario. Con le viti di inclinazione del secondario, fai in modo che il riflesso del primario si veda tutto dentro il secondario, con il suo bordo ben concentrico. A questo punto potrebbe comparire il riflesso del secondario e dei fermagli nel primario: non è ancora finita.
- Regolare il primario. Dietro la cella ci sono tre viti di regolazione (inclinano lo specchio) e, spesso, tre viti di blocco (lo bloccano). Allenta un po’ le viti di blocco, poi gira quelle di regolazione fino a portare il punto o il foro del tappo (il «cerchietto» centrale) al centro del riflesso del secondario. Poi richiudi dolcemente le viti di blocco, controllando che la regolazione non si sposti.
- Verifica sulla stella. Di sera, su una stella luminosa, fai lo star test descritto sopra. Se gli anelli sono concentrici, hai finito. Se no, ritocca solo il primario con piccolissimi movimenti, fino a centrare l’ombra.
Errori comuni
- Girare le viti troppo e tutte insieme, perdendo il riferimento. Meglio una alla volta, di poco.
- Stringere troppo le viti di blocco o quelle dello specchio: si può deformare l’ottica e peggiorare le stelle.
- Guardare nel tappo con l’occhio non centrato: l’errore di parallasse fa sembrare tutto sballato. Tieni l’occhio ben dietro il foro.
- Fidarsi ciecamente del laser senza averlo verificato.
- Collimare con il telescopio ancora caldo o in movimento, e poi stupirsi che le stelle non vadano bene.
- Toccare il secondario con le dita o svitare viti che non servono: sul secondario si intervene il meno possibile.
Quando rifarla
Un controllo veloce con il tappo conviene ogni volta che monti il telescopio, perché richiede un minuto. Va rifatta con più cura dopo un trasporto in auto, dopo un urto o una caduta, e quando c’è un forte sbalzo di temperatura, perché i materiali si dilatano e le viti possono muoversi un poco. Lo star test conferma sempre.
Gli altri piccoli controlli
- Polvere sugli specchi: un po’ di polvere non rovina l’immagine, perché toglie poca luce e riduce appena il contrasto. Quindi non pulire spesso: ogni pulizia è un rischio di graffi. Si toglie solo se lo strato è evidente o ci sono macchie. Prima si usa una pera di gomma o aria soffiata (senza toccare), poi, solo se serve, si lava lo specchio: si toglie dalla cella, si sciacqua con acqua distillata tiepida e un goccio di detersivo delicato, senza strofinare, e si asciuga lasciando colare l’acqua o con poche gocce di alcol isopropilico. Ricorda di segnare la posizione per poi rimontarlo, e ricontrolla la collimazione.
- Acclimatazione: metti fuori il telescopio 20-30 minuti prima. Con uno specchio più grande o un forte sbalzo può servire di più.
- Trasporto: tieni il tubo in una custodia imbottita, con i tappi chiusi, in verticale o ben fermo, e senza oggetti che sbattono. Evita le vibrazioni forti e lascia che si riscaldi gradualmente prima di aprirlo, per evitare condensa sugli specchi.
Non ho ancora fatto tutta questa procedura sul mio 130/650 descrivendola passo passo: questo è un promemoria che mi do con quello che dicono le fonti. Quando la rifarò scriverò com’è andata davvero.
Fonti
- Met Office, Nubi alte
- WMO International Cloud Atlas, Cirrostratus
- Atmospheric Optics, Alone di 22° e Corona
- NASA, Osservare la Luna
- Sky & Telescope, Come collimare un riflettore newtoniano
- Celestron e Sky-Watcher, manuali dei telescopi newtoniani (sezione sulla collimazione) sui rispettivi siti dei produttori
- Astro Baby, guide alla collimazione
- Open-Meteo, Historical Weather API (nuvolosità del 22 ottobre 2026 su Roma); posizione e fase della Luna calcolate con Astronomy Engine.
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